Monday, March 17, 2008

Dialogue forum on Internet rights


L’ Italia e Roma coniugano il Foro Romano al Forum Multimediale e la scelta della sede non è casuale. Nell’antica Roma come nella Roma del terzo millennio è la volontà di favorire il dialogo in ogni forma, anche quella virtuale, e di non ignorare l’aspetto “nobile e alto dello scambio e del costruire e del dare“ (Veltroni) che apre le porte all’Internet Governance Forum. 53 delegazioni intervenute in rappresentanza di 73 Stati. Questi i numeri che testimoniano il successo della conferenza internazionale sui diritti di internet che si è tenuta a Roma il 27 settembre 2007. Un incontro che si pone come il terzo atto di un percorso partito con un piccolo seminario sulla necessità di una Carta dei diritti della rete, proposto e gestito interamente dalla delegazione Italiana (in particolare da Fiorello Cortina e Stefano Rodotà – Università degli Studi di Roma - La Sapienza) al Summit mondiale sulla Società dell'Informazione a Tunisi nel 2005, proseguito ad Atene nel corso dell'Internet Governance Forum dell'ottobre 2006, durante il quale il tema della Bill of Right di Internet è divenuto argomento portante di uno dei 30 workshop ufficiali e che dovrebbe proseguire, dopo Roma, con l'Internet Governance Forum di Rio de Janeiro dal 12 al 15 novembre. Un incontro importante, dunque, non solo per il tema, ma soprattutto in quanto testimonianza concreta della capacità del nostro Paese di spostare l'attenzione del dibattito sulla governance di internet da una questione di tecnologie ad una questione di Diritti.
La Conferenza ha dato seguito alla proposta che il Governo italiano ha avanzato al primo IGF lo scorso anno ad Atene: riunire rappresentanti del Governo, società civile, settore privato, accademia e comunità tecniche internazionali, ossia tutti gli stakeholder della Rete, per trovare le risposte a una serie di domande, che non attengono soltanto alla libertà di Internet, ma, nella società della conoscenza, hanno a che fare con lo sviluppo economico dei Paesi e, soprattutto con la tutela della democrazia per la nuova cittadinanza digitale e globale.
E’ l’ars associandi il vero fondamento della pienezza democratica e la Rete è “specchio e cartina di tornasole” del grado di democrazia di un paese nelle prime parole di Veltroni che apre il summit salutando un pubblico internazionale. Sono le relazioni che fanno comunità di interessi, di impresa, di territorio, di solidarietà, di reti sociali ecc. Nella società dell’informazione, dove è la conoscenza a fare le carte, Internet è un bene comune come l’acqua, la luce e il gas e fenomeni quali il giornalismo dal basso, le esperienze Wiki, sono un bene da coltivare. Ci ricordano che non ci sono “acque territoriali” nella rete e che sono necessari dei concetti nuovi per pensare ai mutamenti in atto sul piano della partecipazione politica a seguito della diffusione delle nuove tecnologie. E’ necessario abbandonare ”scenari invecchiati”. Sono maturi i tempi di un “Welfare.2”. La democrazia decolla verso un “punto due”, quello della democrazia elettronica. Quale scenario per le pubbliche amministrazioni? E’ la domanda che si pone il Ministro Nicolais.
Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno apportando all’azione delle PPAA elementi di assoluta novità anche sul piano giuridico. Il modello teorico dello Stato di diritto, sotto la spinta multidimensionale delle ICT affronta nuove sfide, e l’impegno diventa quello di individuare nuovi modelli sostenibili, inclusivi e realmente efficaci per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini.
Il diritto pubblico, anche sul piano istituzionale, può rappresentare la via per bilanciare i rischi di un programma tecnologico non sostenibile. Nicolais si sofferma sulla tutela dei minori.(aspetto interessante ai fini del lavoro che il nostro dipartimento propone).
In questo scenario la scelta è quella di mettere il cittadino al centro non più visto come punto finale di un processo. Il tentativo sarà quello di utilizzare la tecnologia in modo che essa stessa si adatti alle persone, e non viceversa, fino a scomparire, al limite, perché è divenuta veramente familiare. In tal senso si opererà per offrire servizi di alta qualità che sfruttino al meglio le piattaforme operative e tecnologiche in fase di costituzione. Il Welfare.1, muovendosi verso il Welfare.2 spinge a cogliere le caratteristiche delle forme della comunicazione pubblica attraverso la rete, evidenziandone potenzialità e limiti. Accanto all’esigenza di riconoscere la libertà di espressione, di circolazione e fruizione dei contenuti di una rete che è divenuta sempre più capace di “creare dal basso”, a partire cioè dalle capacità e potenzialità degli stessi utenti, occorre tener conto delle esigenze di protezione dei dati personali, tutela dei diritti dei minori, salvaguardia delle categorie vulnerabili, rispetto della diversità culturale. Spicca la proposta di avanzare verso una “Carta dei diritti di Internet” . E’ una proposta che l’Italia caldeggia –assieme a molti altri governi ed attori della società civile - poichè rappresenta il tentativo di fissare in modo ampio e democratico i principi di riferimento ad un codice di condotta condiviso per lo sviluppo di Internet. L’assenza di regole non è sinonimo di libertà, afferma la senatrice Beatrice Magnolfi, anzi spesso e l’affermazione del più forte a scapito del più debole, pensiamo a chi, come i pedofili, utilizza Internet come strumento di inganno e sopraffazione nei confronti dei minori. Il futuro della globalizzazione si gioca nella Rete ma non è vero che Internet è di tutti: dobbiamo lavorare affinché lo diventi.

Spunti di riflessione ed ipotesi di lavoro
“Famiglia al centro” e “Internet sicuro” sono due slogan portanti delle direttive politiche del Governo e delle comunità internazionali. Concentrano l’ipotesi di una serie di interventi a favore della “famiglia” e della “conoscenza”. Le Politiche di Promozione della Famiglia, sull’onda dell’approccio proposto nella giornata possono muoversi verso un “Family Governance Forum”. Lo slogan non vuole essere la fotocopia dell’ IGF, ma ha uno scopo affiliativo, che ricalca l’onda proposta ma che svilupperà un proprio logo, un proprio programma ecc. Chissà se la direzione ritiene opportuno che continui ad indagare sul tema (governance-famiglia-conoscenza e possibili sviluppi sia sul territorio che in ambito virtuale) !!!

Wednesday, September 20, 2006

La metafora della rete continua sociologando al Comune di Roma

Datemi una rete e solleverò il mondo! E' un'esclamazione che mi convinge e mi intriga sempre più e così, nel mio blog "comunitando", anche se al Comune di Roma non svolgo il ruolo di sociologo, provo a buttar giù quattro pensieri entusiasti per il mio Dipartimento che si occupa di Promozione della Famiglia. Andrò sociologando da viandante che suona una sua nota e la propone. Udite , udite, udite questo mio peregrinar...

"Il DIP XVI - Politiche di Promozione della Famiglia e dell'Infanzia - nell’intento di conoscere per governare, guarda ai nuovi volti della città e della famiglia e all’evoluzione del welfare, prendendo le mosse dalla prospettiva relazionale. L’approccio sistemico-relazionale, che valorizza l’apporto di tutti i soggetti coinvolti a diverso titolo nella produzione del benessere (welfare), induce a promuovere anziché depotenziare la famiglia come centro nevralgico delle rete sociale, per ricostruire la società civile. L’intento è quello di “mettere in circolo”, attraverso la via familiare, una politica promozionale dell’intero benessere e ben-essere della città. L’evoluzione del welfare, che da welfare state si dirige verso la welfare community care propone la centralità della famiglia nelle dinamiche sociali, culturali, economiche. Il volto della famiglia muta la sua espressione con grande rapidità rispetto all'immagine che ancora domina la nostra cultura e la nostra formazione. Si sono moltiplicate le famiglie monogenitoriali, le coppie omosessuali, i divorziati, le convivenze di fatto, le coppie senza figli, i nuovi figli delle seconde unioni, i figli unici, i figli adottati, ecc. Molta acqua è passata sotto il nostro Tevere da quando scriveva il Time nel 1973:”la famiglia è il più grande capolavoro nella storia dell’Italia”. Schiere di sociologi americani sottoponevano alla lente di ingrandimento quel “gruppo primario” che faceva dell’Italia il bel paese. Oggi, muore un anziano e si scopre la sua morte dopo quindici giorni, i media informano della costituzione di partiti dei pedofili e sul cruscotto dei ricercatori si individua un led rosso che invita a riflettere. Economisti e politologi puntano il riflettore sulla preoccupazione sempre più emergente dell’impoverimento nella società di “capitale sociale”, cioè di tutte quelle relazioni basate sulla fiducia, sulla reciprocità, sulla cooperazione nella costruzione di reti di relazioni comuni. Il Capitale Sociale è una “risorsa” (capitale) delle “relazioni” (sociale). E’ nella famiglia che si genera il capitale sociale “primario”, si impara la fiducia, la solidarietà, la cooperazione. E’ nella famiglia che l’individuo diventa persona e una città a misura di persona, non può non puntare come obiettivo primario all’empowerment della famiglia: la famiglia come capitale sociale.
A questo scenario in convulsa modificazione, si aggiunge la migrazione dai paesi poveri, di genti che, con le proprie storie e la propria cultura, vengono catapultati nella nostra città, dove trovano genti le cui storie e culture sono diverse e non sempre benevolmente disposte all’accoglienza. La città chiede, con la varietà delle sue componenti etniche, culturali e religiose, tempi e spazi , umani e culturali , nel quale custodire con cura e coltivare con intelligenza politica l’accoglienza reciproca e il rispetto delle diversità in un disegno fatto di solidarietà e di armonia. Queste trasformazioni, se si formeranno competenze in grado di interpretarle, gestirle puntando sull’aspetto promozionale, possono anche rilanciare l’economia, rivitalizzare la società che invecchia e modificare i problemi in risorsa. Partendo da queste considerazioni, il DIP XVI si propone di:

1) valorizzare la famiglia come protagonista originaria e come risorsa inprenscindibile del welfare
2) implementare una logica di sussidarietà verticale e orizzontale
3) sostenere anche attraverso spazi studiati ad hoc (DOMUS) la Partecipazione delle famiglie e del terzo settore alla vita politica
4) costruire una “rete” di relazioni affidabili, ovvero di capitale sociale, facendo leva a questo proposito anche sul supporto delle nuove tecnologie.

Muovendosi nell’ottica della ricerca-intervento, in linea con lo slogan che corre fra i ricercatori europei: “If you can’t measure it, you can’t manage it”, Il DIP XVI intende dotarsi di uno strumento operativo privilegiato: l’Osservatorio. La costituzione dell’Osservatorio risponde all’esigenza di osservare per progettare in modo sempre più corretto gli interventi di politiche familiari e per monitorare le ricadute ed il riscontro delle capacità di trasformazione della qualità della vita. L’Ascolto della Famiglia-Roma diventa attraverso l’Osservatorio una funzione permanente, pianificata, organizzata e governata.
l’Osservatorio vuole essere uno strumento aperto, in grado di fornire dati a tutti coloro che operano nel sociale ed allo stesso tempo di ricevere dati ed informazioni. L’Osservatorio rappresenta il nucleo informativo che attraversa tutte le attività del Dipartimento XVI con la finalità di:

1)Progettare e svolgere periodiche rilevazioni secondo un monitoraggio degli indicatori socio-demografici, avvalendosi della collaborazione dell’Ufficio Statistica del Comune di Roma;
2)Diffondere i risultati delle rilevazioni e predisporre interventi di miglioramento dei servizi in relazione ai bisogni e alle valutazioni emerse dalle rilevazioni. I luoghi preposti alla diffusione di detti dati possono essere individuati presso gli URP, i COL, le Biblioteche Comunali, gli Sportelli della Famiglia presenti sul territorio cittadino;
3)Promuovere la cultura della misurazione e del miglioramento continuo della qualità;
4) Formare le competenze professionali necessarie per progettare e gestire le indagini. A tale proposito si prevede collaborazione con L’Università;
5)Organizzare un centro di documentazione che diventi incubatore- diffusore delle ricerche e delle best practice.

Questa circolazione virtuosa è poi indispensabile per costituire una rete tra i servizi che garantisca una gestione efficace di interventi rispondenti alle situazioni reali della comunità o dei soggetti interessati.
A tale scopo La Rete degli Sportelli della Famiglia, si propone:

1) rappresentare un insieme ufficiale ed aggiornato del patrimonio informativo di ciascun sportello aderente;
2) avviare l'interscambio di dati informativi fra le amministrazioni municipali, nonché esperienze, metodologie, favorendo allo stesso tempo una migliore conoscenza, anche a fini statistici e di programmazione, dei fenomeni in atto nel territorio;
3) favorire il consapevole utilizzo, da parte degli uffici pubblici, delle opportunità offerte dalle reti telematiche e dalle tecnologie dell'informazione;
4) favorire la comunicazione famiglia-amministrazione attraverso la partecipazione della collettività all'attività delle Pubbliche Amministrazioni e la crescita di nuove modalità di comunicazione nel contesto sociale".

... A questo punto le riflessioni sono infinite, ma le direttive politiche impongono di progettare una DOMUS. Proviamo ad immaginarla...

"La Domus intende rappresentare un continuum dello Sportello della Famiglia. La metafora dello Sportello, che vede l’Amministrazione abbandonare la torre d’avorio chiusa e impenetrabile dell’autoreferenzialità per aprire una finestra di ascolto e di risposta per i cittadini, continua nella Domus che apre le porte attraverso un luogo fisico all’incontro città-amministrazione in un’ottica di comunicazione circolare. L’adozione di un modello di comunicazione circolare vede l’azione politica non solo come la predisposizione di interventi mirati per la famiglia perché la ridurrebbe ancora una volta “passiva”, ma promuove una politica con la famiglia, in modo da ottimizzare risorse, soddisfare i bisogni veri delle famiglie e promuovere la loro responsabilizzazione e il loro protagonismo. Continuando la metafora, la Domus visualizza dal tetto con gli occhi dell’Osservatorio la galassia-famiglia, accoglie in uno spazio fisico chi bussa agli Sportelli per essere formato e non solo in-formato e predispone in apposite “stanze tematiche” il lavoro degli esperti che lavorano in un’ottica di comunità educante. La Domus (centro per la promozione della famiglia) è un “luogo”, un punto di riferimento che informa, forma, ascolta le famiglie in ambito relazionale, organizzativo, educativo, sociale. E’ un luogo pensato per promuovere il benessere e il ben-essere delle famiglie attraverso i seguenti “spazi per crescere insieme” :

1) SPAZIO INFORMAZIONE - offre informazioni su tutte le iniziative ed i servizi che si rivolgono alle famiglie e ai bambini
2) SPAZIO FORMAZIONE - offre cicli di incontri tematici su aspetti importanti relativi alla genitorialità e allo sviluppo in età evolutiva e corsi di formazione su i momenti salienti del ciclo di vita (corsi prematrimoniali, preparazione alla nascita…)
3) SPAZIO CONSULENZA – Giuridica - Sostegno alla Genitorialità - Mediazione familiare
4) SPAZIO DEL GARANTE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA – art. 3 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia
5) SPAZIO RETE DELLE FAMIGLIE - è uno spazio di condivisione e sostegno sia sotto forma di confronto e incoraggiamento reciproco, che da un punto di vista più strettamente operativo. La rete diviene così una risorsa di solidarietà aperta a tutte le famiglie italiane e straniere.
6) SPAZIO GIOCO INSIEME - spazio dedicato al gioco insieme a genitori, bambini e nonni.
7) SPAZIO PER LE ARTI – SPAZIO PER SERVIZI VARI "

Continua...Ma il mio pezzo forte, la mia passione, la mia passione, la mia passione è...la rete-rete-rete...



La prospettiva relazionale, che si muove in direzione del CRM (customer relationship management) sfida le amministrazioni a realizzare luoghi, iniziative, professioni, finalizzate ad attivare processi di confronto, di relazione e di scambio fra le istituzioni e i cittadini. Il progetto Domus intende rispondere a questa sfida costruendo luoghi dove sono valorizzati il ruolo e le potenzialità della comunicazione, di dare impulso, trasparenza, comprensione e condivisione alla stessa azione amministrativa. La Domus vuole diventare il luogo dove si visualizza, si materializza e prende forma l’importanza della comunicazione per la P.A., intesa come servizio che scaturisce dalla dimensione dialogica e relazionale dei processi comunicativi. Nel momento in cui la relazione con il cittadino, viene riconosciuta come componente essenziale per il buon funzionamento della pubblica amministrazione, la comunicazione stessa si fa strumento per raccogliere informazioni dal contesto, attivare le risposte adeguate e costruire un rapporto di fiducia, di fidelizzazione fra amministrazione e cittadini. Evocando l’immagine di casa, la Domus oltrepassa le suggestioni dell’agorà, che ricorda lo slancio e il lancio di nuovi fermenti culturali, ma non recupera la dimensione di intimità. La Domus, con i suoi spazi-consulenza, diventa il luogo della familiarizzazione, espressa sia in termini architettonici che simbolici. Se il focolare era il punto fisico attorno al quale ci si raccoglieva fino a qualche decennio fa, il p.c, soprattutto per la fascia dei giovani e dei giovanissimi, rappresenta il punto di raccolta per eccellenza, il punto della riunione intorno al fuoco delle idee ma anche delle inquietudini della casa di oggi. Le community nascono in rete e, nell’intento di “ far rete” con il cittadino (citizen relationship management) attraverso un focolare virtuale, il DIP XVI, promuove il progetto E-DOMUS".

A questo punto arriva il "mio progetto". Se il direttore lo approva posso sognare di occuparmene e allora...andrò spedita nello spirito del mio blog ...comunitando.



E-DOMUS: @ROMA DI FAMIGLIA.
Lo slogan gioca su due fronti: da un lato punta sulla Roma-innovativa-dicitale, dall’altro sull’aroma di casa, quindi sulla familiarizzazione, ovvero sull’aspetto prioritario intorno a cui ruota l’intero progetto.
La “società della conoscenza” esige la padronanza di un set completo di abilità. Non possederlo significa soffrire di un deficit di cittadinanza e essere esclusi dai possibili benefici che le tecnologie e internet offrono e offriranno sempre più al rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. La socializzazione alle ICT avviene in casa, nella domus tecnologica secondo un processo inverso a quello della trasmissione di un sapere accumulato per generazioni: se la tradizione passa di padre in figlio, l’innovazione passa da figlio a padre, a madre, a nonni. Potenziando, rivisitando e rivitalizzando il sito istituzionale, si recupera il dialogo con i giovani e i giovanissimi e si favorisce il dialogo fra generazioni attraverso un “kit per l’e-democracy” che comprende una serie di strumenti che vanno dall’invio di news letter alla pubblicazione di sondaggi on line, alla consulenza on line, alla messa a punto di forum su argomenti specifici. L’intento è quello di superare il livello autoreferenziale del “sito vetrina” per dirigersi verso un modello di “sito interattivo” che promuova sia la comunicazione interna che esterna attraverso quattro step:

1)Formazione del personale interno che lavorerà nell’ottica della “comunità di pratica”;
2)Costruzione e sperimentazione di una “cassetta degli attrezzi della democrazia elettronica”;
3)Superamento del livello informativo attraverso la costituzione di una redazione web che lavora su quattro parole chiave: relazione, sondaggio, consulenza e dibattito. Il lavoro è in sinergia con l’Osservatorio;
3)Valorizazione dei “luoghi” di partecipazione virtuale, abilitati dalle nuove tecnologie, come opportunità di democrazia diretta e “governance” della città. "

continua...

Certo il Master in "Comunicazione Interattiva e di Rete", promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che mi ha motivato a pensare questo blog, mi ha dato numerose chiavi per riflettere e...io ci provo. E se queste mie intuizioni fossero efficaci!?!? Sociologando vò per passione...

Monday, May 09, 2005

Cantami oh diva non più la ripetitività funesta, ma il cambiamento e la festa!

Non è la solita minestra:
è il ProgettoOrchestra
http://www.marcoaurelio.comune.roma.it/Orchestra/asp/OPHome.asp
Non mancherà il trombettiere
che farà da corriere
per una rinnovata passione
verso l’innovazione,
e quando il pianoforte
avrà in sorte
di rintracciare quel do maggiore
che riaccende il sapore
per il gusto del sapere
che è prima gioia e poi dovere,
daremo fiato ai nostri talenti,
rulleranno via i malcontenti.
Se ci sarà una nota strana,
magari un po’ cubana,
non sarà un fallimento,
ma un prezioso arricchimento.
Nel mare della conoscenza
della collaborazione faremo scienza.
Sarà una Gestalt positiva,
sarà una sintonia volitiva,
sarà bello il nostro concerto,
perché è sicuro, è certo,
che abbiamo tutti tanta sete
della magia della Rete.


http://www.marcoaurelio.comune.roma.it/Orchestra/Static/CO/cdrom/documenti/coaching.ppt
Dal sogno di una notte di mezz' inverno di una comunale piccola piccola.
E a proposito di coaching e di Orchestra, aggiungo qualche nota...

http://www.marcoaurelio.comune.roma.it/Orchestra/Static/CO/CdRom/Index.html

Scoppia agli inizi degli anni '90 negli Stati Uniti, e solo recentemente in Europa, l'utilizzo delle metafore nello sviluppo organizzativo. Alcune organizzazioni promuovono così l'utilizzo di diverse metafore tra le quali le arti figurative e il teatro, fino a riflettere sulla validità della metafora musicale, in particolare del lavoro svolto dal direttore e dalla sua orchestra. Il coach, come il direttore d'orchestra diviene un facilitatore che aiuta i concertisti a raggiungere un elevato livello interpretativo e stilistico attraverso il dialogo, in modo da trasformare una performance ordinaria in una esecuzione straordinaria, con l'obiettivo di far emergere l'unicità del prodotto e l'inconfondibilità del suono. Come evidenzia Dominic Alldis, professore di improvvisazione jazzistica alla Royal Academy of Music di Londra, occorre esplorare la possibilità di utilizzare la metafora jazzistica come strumento di sviluppo organizzativo. Le orchestre jazz sono organizzazioni protese verso l'innovazione e la creazione di novità e sono disegnate, dunque, per massimizzare l'apprendimento. I jazzisti sono professionisti che operano serenamente in un ambiente caotico e turbolento, capaci di processi decisionali rapidi ed efficaci ; sono musicisti fortemente interdipendenti. Così come per i musicisti jazz, capaci di suonare con una struttura minima, anche per molte organizzazioni nasce l'esigenza di operare efficacemente con pochissime informazioni, lavorare sull'emergente massimizzando il contributo offerto dal capitale intellettuale. I direttori di orchestra jazz hanno la straordinaria sensibilità di esercitare una leadership facilitativa, una leadership ove le decisioni sono co-create con i rispettivi team, con i collaboratori, secondo un modello che trae la sua forza dalla profonda capacità di ascolto e valorizzazione dei singoli contributi. Alldis fa ancora notare che i jazzisti assorbono costantemente le idee degli altri musicisti aprendo così nuove vie alla continua possibilità di trasformazione, in modo da far emergere dall'inaspettato nuove direzioni imprevedibili. Le idee di ciascun membro dell'orchestra sono contestualizzate e rapidamente valutate per la loro capacità di creare ostacoli o, al contrario, opportunità dirette all'insorgere di nuove sonorità. L'orchestra è cosi capace di lavorare sia sull'armonia che sulla distorsione armonica, o su quella che ad un orecchio inesperto può apparire tale. Ci muovaiamo nella sfera della sollecitazione e dell’apprendimento collaborativo che a me pare la spinta forte, la mission del nostro Progetto Orchestra. La fusione di suoni diversi concorre alla formazione di una nuova armonia che risulta dalla perfetta integrazione e dal contributo di tutte le voci; è in questo particolare momento che avviene il processo creativo, che risulta dal contributo collettivo. Quali le opportunità per le organizzazioni? Cosa possiamo apprendere da un orchestra jazz? Cosa significa co-creare, come avviene per l'interpretazione jazzistica? Nelle organizzazioni dove si reputa necessario valorizzare gli importanti contributi delle diverse voci "d'orchestra", si dovrà valutare come passare da modelli di leadership ove il credo era "lavoriamo insieme alla realizzazione delle mie idee", a una tipologia comportamentale in cui il processo decisionale è il risultato della inclusione di tutte le voci, comprese quelle apparentemente dissonanti, in un'ottica che si può quindi riassumere nel "creiamo insieme la nostra vision e il nostro futuro"
E' questa la via attraverso la quale si promuove un'organizzazione che apprende e massimizza il potere della conoscenza, si crea armonia e integrazione tra valori culturali e comportamenti e si promuove la ricerca del nuovo avendo rispetto per il passato. Ma in questa orchestra qual è lo strumento del coach? Per trovarlo voglio indossare il “cappello rosso”, il cappello dell’intelligenza emotiva, sull’onda delle storie di vita e vi racconto una mia elaborazione privata. La festa di San Giovanni Battista era l’unica occasione per mio nonno di farsi trasportare dall’impeto dell’ Aida e aspettava, con lo spirito umile ma entusiasta di un contadino dell’entroterra molisano il 29 agosto. Io avevo solo cinque anni e ascoltavo con avidità i racconti di briganti ed eroi e gli elefanti dell’opera di cui mio nonno faceva ampia descrizione, avevano una forte presa sulla mia fantasia. Avevo il sentore che il maestro di musica dell’orchestra di Squinzano, dovesse aver a che fare con qualche incantesimo. Così, quando chiesi a mio nonno se il maestro fosse quello con il trombone perché era lo strumento più grande, mio nonno mi rispose così: ”Il maestro è quello che usa le mani (o le bacchette), è quello che fa in modo che i musicisti, quelli che hanno gli strumenti, diano il meglio di sé e producano musica e non rumore”. Fui delusa perché il mio pensiero era portato a valutare in termini di grandezze visive e la grancassa aveva un forte fascino e non capivo “l’insostenibile leggerezza del gesto”. Sono passati una quarantina d’anni da questa conversazione che la seduzione di questo corso ha rievocato e io, donna matura , sociologa appassionata del tema “comunicazione” frequentando un Master in Comunicazione Interattiva apprendo dalle slide di Nicoletta Gava che: “ in molte organizzazioni, oggi, il leader più appropriato è chi sa mettere gli altri nelle condizioni di diventare leader di sé stessi( C.Manz) e ancora:” Il cattivo leader è colui che gli individui disprezzano. Il buon leader è colui che gli individui onorano. Il grande leader è colui che fa dire agli individui “l’abbiamo fatto noi”. (Lao Tsu) . Penso sarà una buona esecuzione la nostra perché i nostri coaches, con le loro mani, “lo strumento” del direttore d’orchestra, ci “prenderanno per mano” con quell’ insostenibile leggerezza del loro sapere e ci indicheranno come esprimere al meglio i nostri suoni. E noi , coachees “in viaggio” per diventare a nostra volta coaches, troveremo la nostra nota giusta e apprenderemo dalle note degli altri…e l’avremo fatto noi. E così il pianoforte saprà quando eseguire quel do forte, la viola dell’amore saprà quando catturare col suo re minore, l’arpa troverà quel magico mi, il flauto o chissà chi intoneranno un nuovo la, il clavicembalo intonerà il suo insospettabile sol, il contrabbasso ribadirà che è ora di fa, i timpani scandiranno che ebbene si. Ebbene si.

Friday, May 06, 2005

La comunitazione educativa

Comunicazione, comunità e azione nella città che apprende e apre cantieri educativi in rete.


“ Di una città non godi
le sette o settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà ad una tua domanda”

Calvino,Le città invisibili, Einaudi, pag44


La famiglia e i servizi educativi nella città ipertestuale

La metropoli contemporanea ha perso la sua forma archetipa di testo, si è trasformata in un “ipertesto” che non ha più una trama interpretativa predominante ma una molteplicità di tracciati di lettura. Ormai sembra essere desueto parlare di cultura, si propende per la voce multicultura, multi etnia. Le città in movimento si costruiscono, si restaurano, si rinnovano. La profezia di McLuhan si è avverata e i servizi educativi(personalmente mi occupo di asili nido) si trovano davanti all’espressione di un bisogno crescente che è quello di trovare gli strumenti che permettano agli utenti da un lato e agli operatori dall’altro di orientarsi nella mole di informazioni prodotte. L’insistenza sul tema della documentazione e della produzione di conoscenze è un elemento che sta caratterizzando sempre di più lo sviluppo della nostra società dal settore tecnologico a quello sociale. Genitori disorientati dai troppi stimoli che ricevono si presentano alle strutture educative con l’esigenza di essere accompagnati come Arianna nel labirinto, rassicurati e in parte guidati nel loro essere padri e madri. Cercano un filo, un legame, che in parte li liberi dai nodi, dai grovigli interpretativi. Non sono più solo utenti di un servizio di cura e/o educativo per i loro figli, spesso cercano risposte alle loro difficoltà. I servizi educativi registrano una forte domanda di genitorialità consapevole. Come diceva Calvino, di una città godi la risposta che dà ad una tua domanda”(Calvino,Le città invisibili, Einaudi, pag44). Infatti, la caratteristica preponderante della città non è solo quella di essere uno spazio densamente costruito, ma è quella di essere teatro per eccellenza delle relazioni umane, nel senso che unisce in un’unica scenografia tante realtà, tanti eventi di natura e provenienza diverse, rappresentanti o rappresentate da individui che in questa dinamica possono avere parte attiva o passiva. Possono fare domande e ottenere risposte da semplici fruitori a collaboratori attivi. Possono accettare stoicamente o reclamare competenza. Da non trascurare che un genitore consapevole e competente fa parte del capitale sociale. La relazione servizi educativi-famiglia viene indicata in genere con il termine “partecipazione”, anche se sotto questo unico termine si fanno rientrare teorie, esperienze e progetti anche molto diversi. La partecipazione si fonda sull’idea che la cultura o meglio, le culture, sono prodotti sociali in continua evoluzione, che ogni soggetto è portatore di un sapere parziale e sono importanti e rilevanti i punti di vista di tutti in dialogo dentro una cornice di valori condivisi. Queste sono idee fondanti la partecipazione ma anche l’idea stessa di democrazia. E’la partecipazione che apre il dialogo tra differenti, la costruzione comune, la comunicazione come valore. Partecipare è un verbo che si può coniugare sia al singolare che al plurale. Ognuno può partecipare come soggetto singolo, che singolarmente porta il suo contributo e singolarmente raccoglie informazioni e contributi dagli altri. La partecipazione individuale , trova un senso diverso se un servizio educativo si propone come comunità-in relazione alla comunità più ampia che è la città-e con una progettualità più larga. Fondamentale è il concetto di Ricerca-Azione Partecipata, basato sul principio che la gente comune è capace di comprendere e trasformare la propria realtà producendo conoscenza attraverso i metodi tradizionali della ricerca scientifica ed altri metodi alternativi. Investire in educazione, ricerca e compartecipazione educativa significa privilegiare l’etica dello “scambio”.”Scambio” ha dentro di sé l’etimo di “cambiamento”; non solo impegna a ripensare la propria esperienza per proporla ad altri e a predisporsi all’ascolto delle esperienze altrui, ma facilita la costruzione di una nuova cultura, assieme. Ascoltare per progettare in modo sempre più corretto gli interventi di politiche familiari e per monitorare le ricadute ed il riscontro delle capacità di trasformazione della qualità della vita. Il coinvolgimento del cittadino comprende una vasta gamma di relazioni tra coloro che forniscono servizi educativi e coloro che li ricevono: relazioni che vanno dalla semplice informazione fornita attraverso consultazioni, questionari di soddisfazione dell'utenza, fino ad un livello più alto che mira a coinvolgere i cittadini nei processi decisionali. Oggi il web costituisce uno degli strumenti principali nel cammino di avvicinamento fra istituzioni e cittadinanza. L’utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi pubblici, dalla seconda metà degli anni Novanta ha rappresentato un supporto importante per il miglioramento del rapporto fra Stato e cittadinanza. Le politiche di e-government stanno cominciando a dare i frutti soprattutto per quanto riguarda la ristrutturazione dei processi organizzativi, ma anche perché indicano una strada utile ad accrescere la familiarità dei cittadini verso Pc e internet. L’ e-democracy è il punto di arrivo del percorso che dalle azioni di e-government e si propone di costruire una più ampia e-governance con l’obiettivo di migliorare la qualità della convivenza comune passando attraverso l’infittirsi dei rapporti tra i soggetti attivi sul territorio e offrendo occasioni di crescita non solo tecnologica, ma anche culturale. L’utilizzo delle nuove tecnologie della conoscenza e dell’informazione non è affare di pochi tecnici, ma di noi tutti nel loro rappresentare una straordinaria modalità di accesso e condivisione della conoscenza e dei saperi del mondo. Si tratta di un processo partecipato che si realizza attraverso una continua e buona comunicazione: interna alle organizzazioni coinvolte, con gli attori coinvolgibili e tra questi i cittadini. E' necessario informare e formare anche al fine di sostenere il processo di costruzione di opinioni sull’educazione. La sfida dell’adozione dell’ICT riguarda nel caso dell’e-democracy, come per l’e-government, soprattutto le culture organizzative, anche se esperienze di decision making collaborativi attraverso la rete, si stanno sollecitando e diffondendo in molti paesi. La logica che ha guidato e guida "l'erogazione di servizi" deve essere integrata ad una logica più nuova di promozione delle risorse che sappia trasformare i cittadini da semplici fruitori a protagonisti attivi di risposte. "Promozione" significa infatti valorizzazione delle risorse positive esistenti nella famiglia ed è legata ad un rinnovamento nel modo di pensare alle politiche sociali: il modello centrato sui servizi e sull'offerta deve sempre più integrarsi con politiche innovative che rendano i cittadini protagonisti. Puntare sulla qualità del coinvolgimento capace di sollecitare un sentimento di appartenenza dando forma alle relazioni, ai raccordi, ai flussi comunicativi. tra i diversi soggetti interessati, significa puntare su un modello “circolare” di comunicazione, una comunicazione che “fa rete” rendendo così possibile un avvicinamento di esperienze , di linguaggi, di problematiche, di progetti. La rete crea comunità. Le communities on line tra gli utenti del sito di una PA locale offrono loro la possibilità di interagire con le istituzioni locali in maniera diversa, recuperare e sviluppare un senso di appartenenza e di fidelizzazione con il contesto territoriale e istituzionale. Chi sente di appartenere ad una comunità partecipa con maggiore entusiasmo alle iniziative proposte. Il coinvolgimento del pubblico non è in contrasto con le istituzioni rappresentative, ma piuttosto indica il percorso per la loro riqualificazione e il loro rafforzamento. Supera la dicotomia fra esperti e non esperti e costituisce un’occasione proficua di apprendimento reciproco (mutual learning). I rappresentanti.possono contestualizzare in forma meno astratta le soluzioni politiche e i cittadini possono acquisire consapevolezza e competenza nella sfera del policy- making. I cittadini sono riconosciuti e si auto-riconoscono come esperti della vita nella comunità locale, in grado di dialogare con gli altri attori pubblici e privati. Questa sfida crea le condizioni per far crescere il senso civico e trasformare anche le proteste in elementi di coprogettazione del cambiamento. La divulgazione delle esperienze e delle riflessioni che continuamente nascono nel lavoro educativo ad opera delle famiglie, degli educatori e degli esperti, attraverso la rete telematica favorisce l’immagine di una amministrazione che scende dal piedistallo per diventare “figura scaffold” che “incontra e sostiene” con il beneficio derivante dell’instaurazione di un rapporto di fiducia con l’utenza. E’ “una rete che fa rete” favorendo inoltre la collaborazione con enti, associazioni, università. Un altro beneficio non trascurabile è la valorizzazione del capitale intellettuale interno all’amministrazione attraverso la formazione e riqualificazione del personale. Il capitale intellettuale è la nuova misura della ricchezza effettiva delle organizzazioni.. E’ costituito dalle idee, dalla capacità innovativa che le risorse umane riescono ad esprimere e dalla qualità dei processi con cui si sviluppano. Il capitale intellettuale si accumula e si sviluppa in inediti depositi di intelligenza attraverso nuove modalità di comunicazione, che possono trovare nella via telematica una significativa accelerazione. Il capitale intellettuale è visibile nella quantità e nella qualità delle relazioni che l’organizzazione ha con i propri utenti e con il proprio mercato. E’ visibile, per dirla con Loris Malaguzzi, nella capacità di “pensare ad azioni destinate a trasformare situazioni esistenti in situazioni desiderate.”

Saturday, November 27, 2004

Master ed oltre

Comunità d’apprendimento vò cercando ch’è sì cara, come sa chi per lei…Master frequenta.
http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/9dc10a436c2f351ac1256c59002f8310/4c0839f4e869e4d0c1256f1c00370903?OpenDocument

Mi è caduto in testa“il cavaliere inesistente” di Italo Calvino, piombando a proposito da uno scaffale della libreria, mentre cercavo una definizione canonica di comunità dai miei testi di sociologia. Weber è per noi sociologi un pò come Freud è per gli psicologi, un padre autorevole a cui far riferimento per i concetti base della disciplina e così ritrovo che:

“una collettività può essere definita comunità quando i suoi membri agiscono guidati da un senso di appartenenza ad una identità socioculturale positivamente valutata e l’esperienza delle relazioni sociali che coinvolgono le persone diventano fattori operanti di solidarietà anche se non si esclude la presenza di conflitti.. Weber fa dipendere la differenza fra comunità e società, fra “accomunamento “ e “associazione” dalla disposizione d’animo del soggetto. Si ha comunità quando l’orientamento dell’agire sociale si fonda sull’appartenenza reciproca soggettivamente sentita dai membri, mentre si ha società ove esso riposi su interessi razionalmente motivati”.(Gallino)

Potremmo azzardare a dire che nella comunità quello che conta sono le affinità elettive o per dirla con Fromm, la dimensione dell’”essere”, mentre nella società quello che conta sono le potenzialità contrattuali che si esprimono nello scambio di “averi” siano essi beni o…titoli. Ma a me è caduto in testa “il cavaliere inesistente”, e non è un caso.

(apro un link letterario e provo a costruire un maldestro ipertesto avendo in mente un’idea precisa che voglio trasmettere).

“-E voi?-IL re era giunto di fronte a un cavaliere dall’armatura tutta bianca; solo una righina nera correva torno torno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto…-E voi lì messo su così pulito…-disse Carlomagno…
-Io sono,- la voce giungeva metallica da dentro l’elmo chiuso, come se fosse non una gola ma la stessa lamiera dell’armatura a vibrare , e con lieve rimbombo d’eco,-Agilulfo Emo Bertrantino dei Guildinverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez!
–Ahh….e perché non alzate la celata e non mostrate il vostro viso?
Il cavaliere non fece nessun gesto; la sua destra inguantata dì una ferrea e ben connessa manopola si serrò più forte all’arcione, mentre l’altro braccio, che reggeva lo scudo, parve scosso come da un brivido. –Dico a voi, ehi, paladino!-insisté Carlomagno -.- Com’è che non mostrate la faccia al vostro re?
La voce uscì netta dal bardazzale.-Perché io non esisto, sire.…
Agilulfo parve ancora esitare un momento, poi con mano ferma ma lenta sollevò la celata. L’elmo era vuoto. Nell’armatura bianca dall’iridescente cimiero non c’era dentro nessuno.”(pag11-12-Einaudi)

Certo essere un Condottiero della Buona Ordinanza dell’Alta, Media e Bassa Pianura Italica, ed Esploratore con 150 stellette da Master del World Wide Web è appetibile in società, ma se poi alzando l’elmo o il mouse che sia non cliccano le ciglia della competenza, che vuota tristezza! Ma a pagina19 incontriamo un giovane a cui Calvino non a caso non da nome:

-Oh cavaliere!-esclamò.-Non volevo interrompervi! E’ per la battaglia che vi esercitate? Perché ci sarà battaglia alle prime luci del mattino, è vero? Permettete che io faccia esercizio con voi?-E, dopo un silenzio:-Sono arrivato al campo ieri…vorrei che mi fosse detto come devo fare a trovarmi in battaglia…
-E’ semplicissimo, ragazzo,-disse Agilulfo- e anche nella sua voce c’era un certo calore, il calore di chi conoscendo a menadito i regolamenti e gli organici gode a dimostrare la propria competenza e anche a confondere l’interpretazione altrui,-devi fare domanda alla Sovrintendenza ai Duelli alle Macchie dell’Onore, specificando i motivi della tua richiesta, e sarà studiato come meglio metterti in condizione d’avere la soddisfazione voluta.
-Ma, cavaliere, non è delle sovrintendenze che mi preoccupo, voi mi comprendete, è perché mi chiedo se in battaglia il coraggio che mi sento…ditemi quando in battaglia è in ballo una questione assoluta per voi…
-Agilulfo risponde secco:-Mi attengo strettamente alle disposizioni. Fa anche tu così e non sbaglierai.
-Perdonatemi,-fece il ragazzo e se ne stava lì come intirizzito.-non volevo importunarvi. Mi sarebbe piaciuto fare qualche esercizio alla spada con voi, con un paladino! Perché sapete io nella scherma sono bravo, ma alle volte al mattino presto, i muscoli sono come intorpiditi,freddi,non scattano come vorrei. Succede anche a voi?
-A me no,- disse Agilulfo, e già voltava le spalle, se ne andava.

Le regole della società a quadretti, del mondo in bianco e nero di Pleasant Village piacciono ad Agilulfo che aspira al conforto del consueto, dell’ordinato, dell’archiviato. Ma sono l’addestramento, la sperimentazione, la ricerca, la sfida e la soluzione innovativa con uno spirito collaborativo le dinamiche d’elezione di una comunità d’apprendimento.
In una comunità di apprendimento se un giovane senza nome, un due di coppe come me porge la prima coppa di sé affinché l’Iri Management la riempia di saperi nuovi e con l’altra coppa di sé offre da bere conoscenza ad utenti, collaboratori o amici che sia, ha svolto la sua mission.. E’ per questo che io comunità vò cercando anche se sò che mi attende un cammino ripido e dovrò affrontare i cavalli recalcitranti delle mie emozioni parassite. Alcuni di noi dovranno contenersi da quell’ossessione di lucidare continuamente l’armatura, altri dovranno imparare a costruirsela per essere meno vulnerabili. Ma il lavorio di un buon Manager non è forse nell’ impegno di trovare la sintesi magica fra i punti di forza delle due dimensioni? Leggerezza e pesantezza, affermazione e seduzione, consolidamento e innovazione, come nel gioco dei sei litri un pieno e un vuoto al momento giusto? Come sono lontana da esperte regine di spada come Cristina, pronte a sguainare il fioretto per difendere una posizione o da uno sfavillante re di denari come Giuseppe che sa destreggiarsi fra pepite e oro zecchino! Quanta strada devo ancora compiere per imparare a destreggiarmi fra i mattoni e le giade della comunicazione! Grazie Nicoletta! http://www.ericksoninstitute.it/it/2/gruppo/nicoletta-gava/

Come dimenticare Franco Carlini e le sue parole di carta e di web?
http://www.einaudi.it/libri/libro/franco-carlini/parole-di-carta-e-di-web/978880616911
 
Come dimenticare Giacomo Mason?
http://www.intranetmanagement.it/
 
Qualche volta uso proprio delle griglie logore e inappropriate. Fortunatamente me ne rendo conto e il pomeriggio me ne vergogno, ma poi la mattina seguente mi ripresento con indomabile faccia tosta dimentica della mia goffaggine per attingere avida ancora conoscenza dai docenti. Quanto alto è allora il mio test di ascolto! Alcuni di loro , per continuare con la metafora, li vedo proprio come magistrali re e regine di coppe che sanno versare il sapere giusto al momento giusto. Prima o poi, per quanto possa essere doloroso per me, dovrò lasciare questa creativa comunità di Via Piemonte e questa strada fertile di esplorazioni, per tornare nel terreno paludoso della società lavorativa che mi attende e mi chiedo se è possibile tentare ancora una bonifica o uscirne e quali saranno i miei passi, mi chiedo cosa e come fare per trovare dentro o fuori il Comune di Roma una spiaggia dalla quale ridare vita a quella stella marina di cui parlava Nicoletta. Ho poche risorse, non parlo neanche il burocratese perché sono più vicina alla gente che al potere. Porto con me solo il mio entusiasmo e la gioia di imparare e sono consapevole che sono parecchio indietro e non solo per l’aspetto tecnologico, ma se anche una sola stella sarà salva in virtù di questo mio essere, io avrò compiuto la mia mission. Se anche il mio permanere qui sarà solo servito a distrarre qualcuno dall’ossessione del titolo per soffermarsi sulla bella opportunità che abbiamo di apprendere io avrò salvato una stella perché posso coltivare la speranza che voi che siete dirigenti, e avrete l’occasione e la possibilità per farlo, proverete a continuare nella direzione che andiamo ogni giorno apprendendo. Sta a voi seguitare a guardare avanti e stimolare gli altri a sollevare lo sguardo dal proprio ombelico! Ricordo quella bellissima poesia di Kavafis che dice:
” quando ti metterai in viaggio per Itaca augurati che la strada sia lunga e generosa di avventura e di esperienze. Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno: non è questo il genere di incontri che farai se il pensiero resterà alto e un sentimento fermo ti guiderà…!”