Monday, March 09, 2015

L' abbraccio di Ippocrate




“La potenza della parola nei riguardi delle cose dell'anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo.”  Gorgia

Aprite il link che vi propongo:


“Le parole sono farmaci – dice Gorgia –. Alcune infondono coraggio e forza, altre avvelenano l’anima e la stregano”. L’antico filosofo Gorgia e il moderno analista Freud hanno entrambi pensato che le parole sono farmaci. Freud inventò la talking cure (il trattamento dell’anima con le parole). Le parole sono farmaci perché anche loro hanno il potere di curare. "Le suggestioni verbali positive agiscono sulle stesse vie biochimiche bersagliate dai farmaci", ha spiegato Fabrizio Benedetti, neurofisiologo del Dipartimento di neuroscienze dell'università degli Studi di Torino, fra i massimi esperti internazionali in materia di placebo. "Un esempio? Abbiamo dimostrato che determinate parole inibiscono l'enzima ciclossigenasi, lo stesso che viene bloccato quando prendiamo un'aspirina per farci passare un dolore". È stato dimostrato - ha riassunto Benedetti - che le aspettative positive agiscono sugli stessi enzimi che vengono attivati dai medicinali, favorendo quindi il processo di cura e nel progetto con Fondazione Quarta saranno approfondite le modalità con cui ciò avviene. Il prossimo step, infatti, sarà proprio quello di misurare la reazione dei singoli neuroni a parole positive 'somministrate' a malati di Parkinson sottoposti ad impianto di pacemaker cerebrale. L'obiettivo è quello di valutare come il cervello si attiva in risposta ad un'iniezione di ottimismo. “Ci sono parole, in effetti, che spaventano il paziente e parole che gli accarezzano il cuore. Parole che lo aiutano a sentirsi felice e parole che lo spingono nella più buia ansia. Il malato varca la soglia dell’ambulatorio del suo medico e si appiglia alle parole per fotografare il personale malessere. Proprio dalla voce diretta del suo assistito, dunque, il dottore raccoglie tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni in grado di aiutarlo ad approdare a una diagnosi e a una cura.

È l’anamnesi. Che poi significa «ricordare».
Insomma, il primo basilare, capitale, determinante, indispensabile atto della Medicina è… ascoltare un racconto.”(Edoardo Rosati)

Malasanità? Malpractice?

Cadono troppo spesso le braccia ad Ippocrate di fronte alla mancata cura per cattiva gestione amministrativa e alla sbagliata cura per incompetenza professionale.
Ci abbeveriamo al pozzo della tecnologia affinchè diventi la panacea di tutti i mali. Il fatto è che in  questa nostra Italietta  alla deriva, la smart city è sempre più smort  e le best practices sono sempre più mosche bianche. E a volte è un singolo, solitario, persino dimenticato buon camice bianco che in questo ginepraio di insoddisfazioni fa la differenza. Ma in un’epoca della Sanità caratterizzata dal ricorso sempre più sistematico e routinario alle tecnologie diagnostiche, la parola (e, di conseguenza, il ragionamento medico) appare in crisi. Di più: bistrattata, accantonata, umiliata. Urge assolutamente recuperarla. Alla luce di un dato schiacciante: secondo il British Medical Journal, basterebbero due minuti appena di colloquio per consentire all’80 per cento dei malati d’illustrare con precisione i disturbi che accusano.
Rifletto con Edoardo Rosati che “il vero “mal” all’origine di tante rogne e del lamento crescente dei pazienti sia un altro. Chiamatelo “mal-ascolto”, “mal-disposizione”. 
Ovvero: la realtà documentata è che molti medici non ascoltano e sottovalutano il dialogo. E invece rassicurare i pazienti e i loro cari col sapiente uso delle parole non è un atteggiamento paternalistico: è parte dell’essere medico. 
I camici bianchi devono “abbracciare” il malato, toccarlo e parlargli, trasmettergli un autentico sentimento di solidarietà umana.
Quando il filosofo Heidegger attraversò un periodo di profonda depressione a causa della sospensione dall’insegnamento, faceva solo delle passeggiate accompagnato da un medico che non gli diceva nemmeno una parola.
Anche questi sono ingredienti della cura, bisognerebbe davvero che i medici tornassero a conversare con il cuore e il cervello.
Ecco che cosa manca alla medicina hi-tech di oggi: il calore della parola, il calore della presenza.

 Il gesto stesso racchiuso nel termine «clinica», che deriva dal greco klìne: «letto».

Anche Comunitando, come “la palestra della scrittura”, lavora sulla «comunicazione», “che vanta quella solare radice: com- = cum. Ossia, «con». Segno di vicinanza, di compartecipazione, d’interazione, di conoscenza condivisa, di uso in comune di una risorsa. E questa risorsa è la parola (e la sua corretta gestione). L’unico robusto filo, oggi, in grado di ricucire lo strappo nel rapporto tra malati e camici bianchi.”

Per i miei lettori che volessero approfondire questo tema e che vogliono credere in una  Sanità sanata dall’ abbraccio di Ippocrate, propongo questo interessante link:



Questo post lo sto pubblicando dopo un lungo periodo di inattività, scoraggiata fra l’altro anche da problematiche fisiche che mi hanno tolto la voglia di esprimermi. Lo possiamo considerare un grazie agli incoraggiamenti, al sostegno del mio medico di base, il Dott. Amabile Guzzo Asl RM B, che sull’onda di Patch Adams, cura la persona e non la malattia.  


Thursday, April 12, 2012

MA DOVE MI PORTERANNO QUEGLI STIVALI?


Questo è un post maledettamente emotivo...non da risorsa umana ma da persona. Buttati nell'universo cerchiamo di andare avanti pensando col cervello della testa e non con quello della pancia, ma a volte il cuore strappa le cerniere ...ed è la volta buona che la redazione di Google mi sbatte in quinta pagina! Strabordo per cercare il passo e parto  da quello che sento.

 Il dolore lo conosco. Ci siamo incontrati molte volte, ci siamo abbracciati, ci siamo spiegati, abbiamo colonizzato l’aria e proprio per non soffocare abbiamo preso qualche distrazione, ma poca, poca poca. Giusto uno spiffero. Per poi tornare a casa. La casa dove non ti perdi.  Meglio un’estenuante ossessione, un rancido sbadiglio, che l’incertezza di una brezza che non dura. E così, la mia vita è qui a chiedere di aprire la porta, a chiedere un’altra change, un’opportunità, un saluto, un commiato sereno con l’amico di sempre: il dolore trattenuto. Come salutarlo, come dirgli che è ora di andare? Troppo tempo abbiamo trascorso insieme. Tradirlo per andare incontro ad uno sconosciuto: la vita che è. E’ comunque una separazione, come quelle dai mariti che ti massacrano ma che ti sono familiari. Il dolore ha sempre coccolato il mio non essere. Tu non sei. E il dolore ti faceva compagnia. Tu non puoi. Tu cominci ma poi non porti a termine. Se porti a termine è perché sei cattiva. Non sei femminile e il dolore era lì. Compagno di fallimenti, complice nella non riuscita, consapevole che si poteva fare altrimenti, ma che si doveva  procedere per errori. Lasciamo la strada del dovere e lasciamo sul ciglio delle certezze un amico: il dolore. cercato...Sembra facile!!!

Mio nonno Giovanni e i suoi briganti. Le favole e gli eroi ed io ero lì, con il mio mocciolo e la paura, ma quella dei fucili, non quella dei sentimenti. A tre anni i sentimenti non mi facevano paura, mio nonno mi dava pane e amore e…l’uovo: quell’uovo. Era l’unico che le galline avevano lasciato nel coccio di ferro smaltato  e mio nonno sapeva che era per me: la bambina che doveva crescere ed io crescevo con l’entusiasmo di chi sapeva che era stata scelta. Dovevo andare avanti e avere il meglio. Mi dondolavo nella culla di legno mentre il braciere intiepidiva l’aria e sciacquavo nella bocca il gusto equilibrato di chi sa. A tre anni e con mio nonno io sapevo di esistere. Ricomincio da lì per riappropriarmi della mia vita?

Ricomincerò da e con quegli stivali. Non mi sono mai veramente piaciute le scarpette di cristallo. Gli anfibi sanno di guerra ed io ho ormai deposto le armi. La polvere delle battaglie non mi esalta più. Voglio una pace rigogliosa, ma di quelle paci che comunque non hanno nulla a che vedere con  le scarpette di marzapane e inutilità e io non ho le scarpe dalle quali e con le  quali partire. Le scarpe nelle vetrine, quelle  alla moda sono troppo anonime per una che decide di esistere e che deve pur calzare la sua scarpa, che porta il suo passo, che porta le sue promesse delle mete da raggiungere. Quando si entra nella vita bisogna sapere con che scarpe si entrerà. Stivali estivi, bianchi, né d’attacco, nè stucchevoli, neanche anonimi e senza impronta. Sono quelle le scarpe che voglio. Sono nella vetrina, la mia vetrina. Voglio credere che un giorno li indosserò ed entrerò nella vita per danzare, non per arrancare sospetta e restare nella retroguardia.
 

Friday, September 30, 2011

Gli altri parlano di comunità…Google le fa.

Buon compleanno Google! E’ da un po’ di tempo che non scrivo, avvilita da quella “vecchia, piccola burocrazia che per piccina che sia non so più se mi faccia  rabbia, pena, schifo o malinconia…” Accendo una candelina al motore di ricerca che ha trasformato il web da luogo disordinato e caotico in cui pochi colossi si spartivano il monopolio del traffico internet, a luogo di libero e articolato accesso alla conoscenza globale. Gli ideatori, due studenti di informatica, hanno cambiato per sempre il modo di navigare.
Riuscirà la creatività di Google a cambiare anche la PA, croce e delizia di questo mio blog? E così, pellegrino nella rete alla ricerca del Cambiamento nella PA, soffio sulla candelina che propone Google Enterprise al Forum PA 2011. Nemmeno una brochure o un foglio di carta è presente quest’anno presso lo stand di Google al FORUM PA: la presenza della divisione Enterprise di Google è totalmente all’insegna del Cloud Computing e dell’accesso 100% Cloud a qualsiasi servizio e risorsa, comprese le informazioni ai visitatori. Mentre tutti parlano con le carte della dematerializzazione della carta…Google lo fa. Dal sito di Forum PA riporto la domanda: “Scusi, ma Google che se ne fa dei dati di un Comune"? Alla domanda di un ipotetico funzionario pubblico alle prese con l’open data, risponde Laura Bononcini, con uno dei motti alla base del successo del business di Google: put the user first. In altri termini, spiega “facciamo dei dati quello che l’utente vuole che ne facciamo. Rispondiamo al bisogno dell’utente di accedere ai dati della pubblica amministrazione, aiutando d’altro canto l’amministrazione a rendere i dati fruibili”. Mentre tutti parlano di ascolto del cittadino e di informazione e trasparenza, in soldoni, mentre tutti parlamo di comunità…Google le fa. Da comunitando auguri Google!

Monday, November 08, 2010

Kavafis e la lupa del terzo millennio

La lupa della Roma antica mi riporta ai toni arcaici ma quanto mai vivi di questa bellissima poesia che canta il disincanto degli intellettuali di tutti i tempi. Potrei dire in rima: quanto affanno oggi metto in mano ad Alemanno! Ma domani ad altri ancora...chissà!

Ci avessero pensato

Padroneggio il greco(Aristotele, Platone
li conosco a menadito, per non parlar poi
di oratori e di poeti).
M’intendo poi di cose militari…
Nell’amministrazione me la cavo.
Un anno fa ho soggiornato sei mesi ad Alessandria
e posso dire di conoscere (è sempre utile) le faccende
di laggiù: le intenzioni di Kagergete e le altre malefatte
Insomma mi reputo perfettamente adatto a servire questo paese
mia patria diletta, la mia Siria.
Ovunque, farò di tutto
per essere utile al paese. Le mie mire sono queste.
Se i loro metodi poi me lo impedissero
-li conosciamo i furfanti, perché parlarne?
Se mi impedissero che colpa ne avrei?
Per prima cosa vado da Zabina,
se a quell’ebete non piaccio andrò da Gripo, il suo rivale;
se l’imbecille non mi vuole
ricorrerò direttamente a Ircano.
Uno dei tre mi vorrà pure.
Con la coscienza sono a posto,
è una scelta che mi lascia indifferente.
Tutti e tre fanno del male alla Siria.
Colpa mia se sono malridotto?
Cerco da pover’uomo di acconciarmi.
Potevano pensarci i sommi dei
di farne un quarto, buono.
Con che gioia andrei con lui.

C.Kavafis- Settantacinque poesie- Einaudi pag 177
Quanti Zabina, Gripo, Ircano ho incontrato nel mio cammino di comunale desiderosa solo di apportare il suo contributo! Quante volte ho rimpianto i miei Maestri dell’Università, io eterna apprendista nella bottega della conoscenza! Case editrici di livello pubblicano i miei lavori ma, essendo priva di conoscenze,  mi bocciano ai concorsi ed è con questa acredine che io vedo la lupa della leggenda ululare non al dito ma alla luna dei sognatori e con la lanterna di Diogene intanto cerco, come nella poesia di Kavafis “quello buono” e con che gioia andrei con lui! E tu, lupa del millennio dell’ informazione, sarai coraggiosa figlia del dio della conoscenza Prometeo? Adotterai la logica della montagna, sia pur con il cuore dilaniato dai corvi togati di tutti i tempi? Saranno ancora le voci della palude che affossano il merito e lasciano a galla il privilegio a trovare conforto sotto il tuo seno? Ti immagino navigare in rete e partecipare ai forum, cercando nei blog non il gossip facile ma un filo per agganciarsi ad un senso, un filo che fa Rete perché è un legame. Quel filo potrebbe essere metaforicamente la corda di un alpinista. Nella palude è sovrano l'inganno delle sabbie mobili e vince l’astuzia. Nella montagna è sovrano il guardare in alto e la solidarietà della cordata e vince il Rinascimento, che altro non è che intelligenza collettiva messa sapientemente in Rete da sovrani illuminati. Non è un caso che il mio blog faccia appello alle comunità scientifiche e agli innovatori affinché ci si leghi e ci si sostenga a vicenda.
Ma la lupa allatta sempre gli stessi. Come nella poesia i malcapitati cercano in qualche modo di acconciarsi, ma a chi non rientra nei criteri rigidamente burocratici prestabiliti, il direttore del personale scrive (per essere in linea con lo stile, burocraticamente preciso che il numero di protocollo è il GB61476 del 30-7-2010) che non può partecipare al concorso interno per funzionario dei processi comunicativi in quanto la sua qualifica professionale non è idonea. Non essendo il malcapitato inquadrato nella famiglia della comunicazione non può partecipare. Alla faccia delle competenze trasversali e della valutazione delle risorse interne! Alla faccia del modello di stato aperto e inclusivo! Porti i paraocchi cara lupa? Quale giurisprudenza ti ha dotato di cotanto senno? Insomma, un laureato in sociologia con il massimo dei voti e con un Master in Comunicazione Interattiva e di Rete rilasciato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, non è idoneo. In compenso è idoneo chi ha maturato cinque anni di anzianità (anche se privo di un percorso di studi specifico) presso uno sportelli Urp. Cara lupa capitolina, Il tuo governo saggio della città, la Roma Capitale del terzo millennio mette i laureati allo sportello e gli sportellisti ad occuparsi di processi comunicativi? Lo vogliamo chiamare col suo nome: familismo amorale? Mi rendo conto che a volte si preferisce un’altra definizione: contrattazione sindacale. Ma io credo che chi vuole capire capisce.
Lo so che si è sempre fatto così, che è il sole a girare attorno alla terra, infatti c’è chi fu bocciato al concorso per coordinatore educativo perché alla lupa di allora non piaceva chi collaborava con cattedre universitarie e partecipava ai convegni nazionali in qualità di relatore, ma non era raccomandato da nessuno. A quella lupa piacevano i clienti con la scuola media superiore muniti di precise tessere.
Procedimenti e processi a confronto. Ma se il modo di procedere è sempre lo stesso, perché parlare di processi comunicativi? Non è forse il processo tutt’altra cosa? Quello di Galileo non fu un processo, fu un procedimento amministrativo. Se si continua a negare che sia la terra a girare attorno al sole, con lo sguardo della luna degli innovatori attonito ed esterrefatto, perché parlare di processi? Guardare ai processi significa rendersi conto che la città chiede competenza e professionalità e non procedimenti con cavillose procedure burocratiche che permettono di reiterare il meccanismo della salvaguardia dei privilegi. Niente da eccepire sul programma e sull'ente formatore: il Formez. Condivido a pienissime mani questi aspetti e io stessa mi ritengo fortunata di poter consultare il materiale messo a disposizione. La mia critica non è sul "cosa" e sul "come" ma sul "per chi".
A chi affidare la propria mano? Chi osa ancora sperare che la palude venga bonificata dagli elenchi precostituiti di chi deve essere ammesso o deve vincere le selezioni, rifugge dalle corti e dignitosamente si avvicina solo quando vede che il proprio contributo può avere un senso si chiede: “a chi affidare la propria mano?"
Veltroni ci aveva provato a far emergere le professionalità interne all'amministrazione e io stessa non posso non riconoscere che il portale Marco Aurelio e i "saperi all'opera" sono una evidente best practice, accreditata e riconosciuta anche nella vetrina delle vetrine: il Forum PA. Io stessa, cavaliere e cantore della PA che cambia ne ho parlato con entusiasmo in un mio precedente post.
Un bel giorno pieno di affanno, caro Alemanno, incontrai Veltroni in Campidoglio e feci per avvicinarmi, ma le guardie del corpo mi respinsero e allora io, con quanto fiato avevo in gola gridai: "Veltroni, quando selezionerai il personale in base ai curriculum?" La stessa domanda faccio oggi a te. L'elettorato comprende che non basta un cosmico e comico "ma anche". Se anche Brunetta "entra nel merito" per uscirne subito dopo... a chi altro lanciare questa sfida?
Sii il Magnifico! Oh Alemanno. lascia che i piccoli Giotto che si avvicinano a corte trovino i tuoi Verrocchio: dirigenti che sanno riconoscere il talento e potenziarlo e passerai alla storia come Alemanno il Magnifico!
Lorenzo fu il Magnifico poiché puntò sul talento e non più sul vassallaggio medievale. Sulla sua scacchiera si muoveva la creatività dei “non inquadrati”. Insomma si muovevano su quella scacchiera anche gli alfieri e non solo le torri: la poesia, le arti, l’architettura, l’ingegneria, sulle quali ancora viviamo di rendita. A quanto pare Il capitale umano è una grande risorsa! Fai in modo che gli alfieri interni all’amministrazione, quelli malridotti della poesia di Kavafis, che cercano in tutti i modo di acconciarsi ma non ci riescono poiché sono letteralmente schiacciati dall’abilissimo vassallaggio dei torrioni impettiti, trovino respiro! Fai in modo che quelli che non procedono come le torri, nell’avanti e indietro inquadrato dallo stagno normativo costruito su misura, ma usano il pensieo divergente e si muovono in trasversale, con abilità altre. trovino dirigenze illuminate e non imbottigliatori che forniscono etichette. sulla base di suggerimenti clientelari. Le torri sono figlie del procedimento e sono indispensabili per il mantenimento di un organizzazione. Gli alfieri sono i promoter del nuovo, gli animatori dei processi di cambiamento, apprendimento e miglioramento continui e sono da rintracciare con metodi altri. Che ne dici di selezionare il personale in base alle competenze e partendo quindi dalle o di Giotto che sanno fare? Lo potremmo addirittura chiamare “Progetto Giotto” e potrebbe contemplare una selezione del personale in base alle attitudini ed ai curriculum. Utopia? In America e in Gran Bretadna lo fanno. La fuga dei cervelli italiani lo testimonia.

Esclusa dal concorso interno poiché non inquadrata. Si cercano ancora torri e non alfieri. ma quelli che è più incredibile è che si esclude per un concorso per comunicatore una persona con una laurea in comunicazione. Si vede che non è abbastanza torre e non è andata abbastanza tempo avanti e indietro inchinandosi ad ogni quadratino. Ma Giotto non si inchinava per raccattare consensi mosso dall’asservimento in vista di un procedimento. Giotto aveva lo sguardo verso l’alto del discepolo che guarda ai Maestri e all’amministrazione come una guida a cui offrire un suo piccolo tratto, con dignità e amore per l’apprendimento. E fu paradossalmente il grande Verrocchio ad inchinarsi verso di lui (Uno straccione sconosciuto dal basso, assolutamente non inquadrato) per scoprirne ed attivarne l’ingegno. Quello si che non fu un procedimento amministrativo ma a piene mani un processo comunicativo!

Mi dicono che posso fare “ricorso”, ma io non faccio ricorso, io faccio “appello”. Faccio appello alla tua coscienza e lancio questo messaggio in bottiglia nell'oceano della rete, nella speranza che i carbonari del terzo millennio, che non si incontrano nelle cantine ma nel Web, possano trovare respiro. Non ti chiedo il posticello per me, ti chiedo la libertà di espressione per tutti i disubbidienti,
gli innovatori che, nello spirito di questo blog che si chiama comunitando, cercano una comunità che non ha niente ma niente niente a che vedere con la “comunella”. Le comunità fanno capo agli homo sapiens, ai Galileo di tutti i tempi, le comunelle fanno capo agli homo insipiens. Rifletti Alemanno…rifletti!!!

Thursday, June 11, 2009

P.A. story: innovare vuol dire non dover mai dire “mi dispiace”.


Linea Amica, VIDEO DI PRESENTAZIONE, l’ultima nata dal seno degli innovatori, è il progetto di una P.A. "unica e interconnessa", cioè una rete che non risponda mai più al cittadino “mi dispiace, ciò che lei richiede non rientra nelle nostre competenze". Esprime la volontà di una P.A. che coltiva la sua love story, ovvero la sua passione per l’innovazione e il miglioramento continuo mossa da due imperativi : misurare la qualità dei servizi e soddisfare il cittadino- cliente attraverso l’apporto del valore aggiunto del networking e cioè la capacità di fare “rete tra le reti”. (GUARDA IL VIDEO DELL'EVENTO). A tre mesi dall’avvio del progetto, partito il 29 gennaio 2009 e realizzato dal Formez, nell’incontro del 14 maggio a Forum PA 2009 è stato presentato lo stato dell’arte del lavoro svolto, si è fatto il punto degli obiettivi raggiunti e quelli futuri, su come funziona il sistema del contact center multicanale “Linea Amica” (slides intervento), su come siano preziose le sperimentazioni dei diversi enti che hanno aderito al progetto e che hanno già esperienza nel contatto a distanza con il cittadino. Carlo Flamment, Presidente del Formez ha condotto il dibattito. “Linea Amica rappresenta il cambio di cultura: la Pubblica Amministrazione che si mette al servizio del cittadino, lo accompagna nella vita di tutti i giorni e lo informa dei servizi offerti. Potenziando la rete di strutture dei front office esistenti nella P.A non solo si da una risposta al cittadino più efficiente, gentile, trasparente, valutabile, ma si spinge anche il back office a migliorare”. Il miglioramento del back office, cavallo di battaglia da cavalcare con impeto e passione, mette in gioco i cavalieri della tavola rotonda spronati da Renato Brunetta, un indomito Re Artù che ha insistito sull’importanza del patrimonio della banca dati dinamica di tutte le domande e risposte dei cittadini. La banca dati è il Sacro Graal del terzo millennio e le informazioni che ne derivano "se ben studiate dagli esperti, potranno costituire un laboratorio a cielo aperto anche per i legislatori”. Il punto chiave del sistema è la sua continua evoluzione: un knowledge base in costante crescita, che costituisce il vero valore aggiunto offerto al cittadino”. Brunetta ha dichiarato al riguardo: “ho intenzione di stipulare delle convenzioni con università ed enti di ricerca, perché l’analisi di questi dati può aiutare la P.A. a migliorare il suo patrimonio di conoscenze e lo Stato a progettare meglio e a risolvere in anticipo i problemi”. Tra le intenzioni del ministro, quella di dotare Linea Amica di una piattaforma innovativa del valore di 50 milioni di euro per migliorare l’efficienza di tutto il sistema, “con il Formez a fare da agente catalizzatore di un cammino che non si deve arrestare”. A colpi di click e di slogan Brunetta chiama a raccolta la platea che applaude i suoi ”Mettiamoci la faccia”, “Entriamo nel merito” e “Teniamoci in contatto, aumentiamo il numero degli scambi con i cittadini messi a report, specializziamo le singole aree. Il lavoro di miglioramento ed umanizzazione del “mostro” P.A. è appena all’inizio, dobbiamo pensare ora alla riforma della Costituzione sulla Pubblica Amministrazione ed a una Carta dei doveri della P.A., che renda i suoi servizi sanzionabili, verificabili e valutabili”. Sergio Talamo, responsabile del progetto Linea Amica, nella sua introduzione ha spiegato i criteri di scelta delle risorse umane per il contact center di Linea Amica e ha annunciato il programma formativo “front office chiavi in mano". “Un front office di giovani laureati e motivati ed un back office di esperti specializzati, consapevoli che il sapere non valga più in astratto, per qualcosa, ma per qualcuno”. Con una chiara premessa: “Dietro Linea Amica non c’è il vuoto, ma 20 anni di analisi per rendere la comunicazione pubblica più vicina al cittadino e tante grandi strutture pubbliche che ogni giorno hanno decine di migliaia di contatti con i cittadini. Il vuoto perciò non è “dietro”, ma “davanti”: non è ancora abbastanza diffusa la consapevolezza che il risultato da raggiungere non è un numero né una “slide”, ma la soddisfazione del cittadino. Ebbene, la citizen satisfaction è il nostro unico metro di giudizio. E il cittadino che contatta Linea Amica, ha capito che chiamare non significa necessariamente protestare, ma percorrere insieme il cammino verso il risultato finale”. Anche nelle parole di Umberto Croppi, Assessore alle Politiche culturali e alla Comunicazione del Comune di Roma, è la citizem satisfaction la chiave di svolta. E’ il CRM il motore che muove la nuova PA. Quando parliamo di nuove tecnologie lo facciamo in forza di una visione di cosa debba essere un’amministrazione pubblica, necessaria per altro per rendere strategico e non occasionale il rapporto con l’innovazione. Al centro l’intesa con il cittadino che dai propri amministratori si aspetta procedure veloci, iter leggibili e controllabili, flessibilità nella fruizione dei servizi, standard elevati di qualità, trasparenza e accesso agli atti”. Croppi comunica dati che parlano da soli: il servizio "060606" gestisce 3,5 milioni di contatti all'anno. Serve impiegare nuovi indicatori atti a misurare il ritorno economico. 12.000 i contatti per l’Imps dichiarati nell’(intervista) di Antonio Mastrapasqua. Presidente Imps. Sono inoltre intervenuti: Paolo Crescimbeni, Presidente INPDAP, Marco Fabio Sartori, Presidente INAIL. Attilio Befera, Direttore Agenzia delle Entrate, Francesco Ripa Di Meana, Direttore Generale ASL Bologna (slides intervento) Alberto Tripi, Presidente Almaviva, Gianni Fontana, Direttore Generale Consorzio Sociale Gruppo Darco, Mauro Moruzzi, Direttore Generale CUP 2000, Paolo Vigevano, Amministratore Delegato Acquirente Unico (slides intervento), Tommaso Daniele, Presidente Onorario FAND, Salvatore Nocera, Vice Presidente FISH. Il salto di paradigma “dal cittadino utente al cittadino cliente” per un comune amico è il filo rosso dell’intervento di Mario Marini, Agenzia Innovazione Tecnologica, Servizi al cittadino/Comune Amico-Comune di Parma (slides intervento). Mario Marini conclude il suo intervento citando una frase incisiva di Lao Tsu che prendo volentieri in prestito per chiudere anch’io questo post turbo link (fonte Formez): “fa più. rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Meditate gente…meditate!

Wednesday, March 18, 2009

Se vedi ...CREDI


Doppio intento nel presentare il progetto che segue all'Assessorato alle Politiche Educative Scolastiche dell'Infanzia e della Gioventù del Comune di Roma (dalla mia postazione di dipendente del Dip. XVII ex XVI). Da un lato mi spinge la voglia di cavalcare l'onda del libro verde che condivido a piene mani


dall'altro la voglia di credere che gli accessori della politica non siano i braccialetti alle donne e i guinzagli alle intelligenze...

Progetto C.R.E.D.I
Cura della Relazione Educativa Domiciliare per l’Infanzia
Interventi per la qualificazione della figura di Baby Sitter come sostegno ai nuclei familiari



Partiamo dal titolo: perché “Credi”?


La scelta del titolo non è casuale. E’ pensata, voluta e costruita su misura. La fiducia, parola chiave che tormenta ma alimenta anche le politiche propositive che si impegnano per esplicare una funzione catalitica e non respingente della cittadinanza, si nutre di credibilità. In una parola un’intero programma: il recupero della sicurezza che l’Amministrazione sta funzionando, che la macchina Comunale va incontro e non contro le esigenze del cittadino. Andare incontro vuol dire “aver cura di” e infatti il primo termine è proprio la cura. Ci muoviamo nell’ambito della promozione delle politiche familiari e il nostro soggetto è la relazione educativa. Cura quindi delle relazioni positive a partire dalla propria casa, dal proprio habitat, avendo a cuore, prendendosi in carico proprio il delicato tema della crescita delle generazioni di domani
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Cura della Relazione Educativa Domiciliare per l’Infanzia

Il progetto “CREDI ” attraverso l’Istituzione e la regolamentazione di un Registro/Albo di Baby-sitter professionali intende ampliare la rete delle opportunità proposte ai bambini e alle loro famiglie residenti sul territorio del Comune di Roma e contribuire alla creazione di un Sistema Integrato e Differenziato di servizi rivolti alla prima infanzia. Tale servizio si propone di offrire la possibilità di avvalersi di Baby-Sitters selezionate, iscritte in un apposito elenco, che abbiano partecipato ad un percorso formativo qualificato, con l’obiettivo di fornire una valida opportunità di scelta per le famiglie che necessitano di un sostegno saltuario ma comunque affidabile nell’accudimento e nell’educazione dei figli o che decidono di provvedere a domicilio autonomamente alla cura delle bambine e dei bambini


Lo scenario : le politiche familiari come politiche dell’ascolto.
Analisi del contesto e fabbisogno
I servizi domiciliari rientrano nelle tipologie degli interventi e servizi a favore della prima infanzia e della famiglia previsti dalla legge 285/1997 e dalla legge 328/2000. Tali leggi hanno offerto su tutto il territorio nazionale una grande possibilità di innovazione identificando nei Comuni i soggetti coordinatori della progettazione e legando in una logica di programmazione integrata interventi condotti da una pluralità di soggetti pubblici e privati. Nello specifico, i servizi domiciliari, nascono a fianco della classica offerta di servizi alla prima infanzia promossa dall'Ente, rappresentata dagli asili nido, e sono motivati dai recenti cambiamenti avvenuti nella famiglia e nell'organizzazione dell'attività lavorativa. La riorganizzazione dei tempi di vita della coppia, conseguenti la nascita di un figlio, fa scaturire la necessità di una maggiore flessibilità dei servizi, e l'esigenza di individuare interventi nuovi, i cui tempi e spazi possono essere gestiti direttamente dalle famiglie. In linea del tutto teorica, le famiglie con bambini dovrebbero potere scegliere tra occuparsene personalmente, ricorrere a parenti, vicini o persone di fiducia, oppure affidarsi a strutture pubbliche o private. Nella pratica della vita quotidiana, posti insufficienti negli asili nido, mancanza di una rete di aiuto parentale, orari che non rispondono alle necessità dei genitori, costi troppo elevati, fanno sì che le famiglie sentano di non avere scelta. L'interesse ad agevolare la vita dei bambini e delle loro famiglie è largamente condiviso perché risponde a bisogni reali, ha un evidente effetto di pacificazione sociale. Accanto alla realizzazione di strutture per l' infanzia qualitativamente valide, per cavalcare il malcontento appare necessario pensare alla realizzazione di un Sistema Integrato di Servizi all'infanzia ed alle famiglie entro cui si articolino opportunità diverse -pubbliche e private- nel rispetto delle diversità di bisogni, di interessi e di opzioni culturali delle famiglie e dei bambini, delle bambine. Per questo, si coglie sempre più la necessità di scegliere per i propri figli spazi, tempi e relazioni di cura diversificati e flessibili che siano presenti in modo capillare sul territorio, e che promuovano la creazione di una rete amicale tra i nuclei familiari interessati. Le tipologie che hanno come modello il servizio domiciliare si collocano proprio in quest'ottica. Essi inoltre integrano la rete dei servizi per la prima infanzia presenti nella città, offrendo esperienze di incontro e socializzazione. Ciò presuppone che il Comune svolga ruolo non solo di erogatore di servizi ma soprattutto di promotore, facilitatore, garante. L’intento è proporre una sorta di prototipo di un intervento possibile, in cui il Comune si pone come interlocutore attivo tra bisogni delle famiglie e risorse umane e professionali del territorio: in questo caso le baby sitters. Le famiglie cercano baby sitters per i bambini attraverso canali assai diversi, affrontando singolarmente il delicato problema della competenza e dell’affidabilità delle persone che contattano, senza considerarlo come una istanza da proporre all’ente locale. Per orientarsi meglio nella dinamica occorre evidenziare un dato ricco di potenzialità che si pone all’attenzione: la domanda di collaborazione, di ricerca di baby sitters, viene spesso posta ai servizi pubblici e privati, alle educatrici dei nidi e agli insegnati, che nel vissuto collettivo sono percepiti come consulenti affidabili a cui far riferimento. Dato sensibile da non trascurare. L’ascolto degli operatori che lavorano quotidianamente nei servizi per l’infanzia, testimoni privilegiati che tastano il polso sia del gradimento che del disagio dell’offerta che l’ente pubblico propone, conduce a rilevare che la parola chiave è proprio la fiducia. Il nodo cruciale, il punto di criticità nella relazione con le baby sitters è propri quello della competenza professionale, della continuità, della affidabilità, del rispetto dei principi educativi. Generalmente la maggior parte delle persone che si occupa di bambini in ambito domiciliare (baby-sitter) lavora quasi sempre “in nero” e questo fenomeno ampiamente conosciuto e accettato ha indotto l’idea che questo sia un lavoro poco importante, che chiunque può svolgere, contrariamente alla diffusione delle conoscenze in campo pedagogico che sottolineano invece l’importanza dell’ambiente, delle relazioni, e delle attività proposte al bambino per un armonico sviluppo della sua personalità.In Francia, Danimarca, Finlandia, Belgio, Irlanda, Regno Unito, Germania, Austria, Norvegia, Lussemburgo e Portogallo i servizi di assistenza domiciliare all’infanzia sono la forma di custodia istituzionalizzata più usata. Solo in Italia, Grecia e Spagna questo tipo di servizio risulta ancora inusuale e senza una specifica normativa. Ha origini culturali radicate specie nel Nord Europa. Anche se all'inizio non era pensato come servizio strutturale, ma come modalità sociale, un'esperienza, una realtà culturale attorno alla quella girava la famiglia (laTagesmutter in Germania, la Mama de Jour in Francia, la mamma di latte in Italia). La risposta adeguata diventa quella di garantire efficienza, efficacia e affidabilità rendendo trasparente e dignitoso il lavoro educativo di molte donne, trasformandolo in una vera e propria professione, con maggiori garanzie sia per l’utente che per la lavoratrice. Da quanto esposto emerge la necessità di dare risposta a.:


· la crescente richiesta di flessibilità e capillarità dei servizi alla prima infanzia;
· la carenza di posti al nido legata anche ai costi e ai tempi elevati di realizzazione di nuove strutture;
· la conciliazione dei tempi lavorativi e dei tempi familiari;
· la promozione del lavoro femminile;
· l’emersione del lavoro nero delle baby-sitter, con conseguente maggiore garanzia e qualità dell’assistenza all’infanzia;
· la creazione di una rete tra famiglie che permette il sostegno della maternità e il diffondersi di buone prassi educative.
Motivazioni del Progetto
Sulla base di quanto evidenziato, si definisce la finalità generale di:
Istituire un Registro/Albo di Baby Sitters selezionate per offrire un aiuto esterno qualificato ed affidabile per la cura dei figli.
Obiettivi:
· Dare risposta, attraverso la possibilità di accedere ad un elenco di persone selezionate, formate e qualificate, ai bisogni di cura e accudimento dei figli che non possono trovare accoglienza presso i servizi educativi e gli spazi di gioco tradizionali o innovativi esistenti sia nel pubblico che nel privato;
· sostenere le famiglie e in particolare le donne lavoratrici nella conciliazione dei doveri genitoriali di cura e crescita dei figli con il diritto al lavoro e alla partecipazione alla vita sociale;
· sostenere il formarsi di un circuito di servizi socio-educativi differenziati nella loro tipologia ma garantiti nella qualità da parte del pubblico attraverso una formazione e una supervisione permanente dei soggetti coinvolti;
· implementare l’occupazione attraverso la regolarizzazione di un lavoro di cura, largamente diffuso nella città, di cui viene spesso sottovalutata e disconosciuta la professionalità;
· promuovere prime esperienze di imprenditività da parte di giovani.


Benefici specifici per:
I genitori: Offre un servizio flessibile nelle modalità, nelle articolazioni, negli orari e la possibilità di ricercare e selezionare persone la cui qualificazione è attestata dall’Ente. Le famiglie si avvalgono di un intervento massimamente personalizzato, tempestivo, qualificato, certo. L'elemento della certezza del servizio rappresenta un valore aggiunto importante rispetto ad una situazione precedentemente connotata dalla precarietà
I bambini: Offre ai bambini la possibilità di sperimentare percorsi di socializzazione e di cura. Consente ai bambini che non frequentano altri servizi di avere occasioni di avvalersi di un “tempo di qualità” e delle opportunità ludiche previste dal Progetto
Le baby sitter: Offre la possibilità alle persone interessate di essere inserite nel circuito lavorativo dei servizi per la prima infanzia, avvalendosi un corso di formazione gratuito. Crea un forte interscambio e collaborazione tra le risorse, private e pubbliche, presenti sul territorio.

Azioni

· Elaborazione del Progetto di massima (il presente lavoro vuole essere una prima stesura da sottoporre alla cortese attenzione dell’Assessore Laura Marsilio);
· Organizzazione di un corso di formazione per baby sitters attraverso il reclutamento di personale docente interno all’ Amministrazione ;
· Eventuale coinvolgimento di soggetti del terzo settore interessati; ( Università ecc.)
· Bando pubblico per la selezione di baby sitters in possesso di specifici requisiti;
· Avvio della procedura di valutazione della idoneità degli/delle aspiranti alla formazione;
· Organizzazione e attivazione della formazione per baby sitters tramite un training che prevede sia un percorso in aula che un tirocinio pratico presso le strutture pubbliche, con tutoraggio da parte di un insegnante comunale. (Il vantaggio è doppio, è sia formativo per i soggetti coinvolti che promozionale per i servizi educativi);
· Valutazione dell’esito della formazione,
· Istituzione del Registro/Albo delle baby sitter al quale si accede dopo la valutazione delle competenze e delle abilità raggiunte al termine della formazione;
· Presentazione pubblica del Progetto;
· Pubblicizzazione tramite dépliant da distribuire prevalentemente presso le sedi dei servizi educativi, sito web, spot televisivi, stampa, informazione dettagliata presso gli Uffici Urp dei Municipi, coinvolgimento del servizio 060606;
· Incontri periodici ricognitivi con le aspiranti baby sitters, mettendo a loro disposizione anche professionalità altamente specializzate (sociologo, psicologo, pedagogista, pediatra, coordinatrici) e intervenendo nel contempo a supporto della motivazione con conseguente ricaduta positiva sulla qualità del servizio;
· Monitoraggio del servizio e verifiche di gradimento presso gli utenti attraverso indagini di customer satisfaction

Governance:
Il progetto propone il ruolo di GOVERNO assegnato ai Comuni dal nuovo modello di Welfare, in particolare attraverso le seguenti azioni:
· rilevazione dei bisogni e condivisione dei bisogni rilevati
· sostegno alla progettualità e alla imprenditorialità privata
· messa a disposizione di uno spazio pubblico per l'attuazione di una parte del progetto
· informazione ai cittadini
· messa a disposizione delle competenze presenti nei servizi comunali per l'infanzia
· contenimento dei costi e tutela dei lavoratori
· supervisione dei risultati

Ricadute interne:
1. Rispetto all'obiettivo strategico di potenziare e differenziare i servizi per l’infanzia, consente un ampliamento della risposta a costi molto contenuti per l'Amministrazione.
2. Rappresenta una importante messa a valore del Know how interno all’Amministrazione. Favorisce una circolazione virtuosa del patrimonio di saperi e di esperienze accumulato negli anni dal Comune nella gestione dei nidi e delle scuole comunali dell'infanzia. Rafforza il senso di identità professionale, del valore della propria storia, del tipo di lavoro svolto e dell'appartenenza all'Ente, della responsabilità verso la comunità cittadina nella sua interezza.

Risultati attesi
Indicatori quantitativi:
· N. richieste annue di intervento domiciliare ;
· N. medio giornaliero interventi;
· N. operatori occupati;
· N. operatori assicurati;
· N. operatori con rapporto di lavoro stabile.
Indicatori qualitativi:
· Esito (sufficiente, medio, alto) corso di formazione professionale di base;
· Esito (sufficiente, medio, alto) partecipazione tirocinio presso i servizi comunali per l'infanzia;
· Livello di gradimento da parte degli utenti (insufficiente, sufficiente, medio, alto) sulle modalità professionali degli operatori;
· Livello di gradimento da parte degli utenti (insufficiente, sufficiente, medio, alto) sul costo dell'intervento;
· Livello di gradimento da parte degli utenti (insufficiente, sufficiente, medio, alto) sulla tempestività dell'intervento;
· Livello di gradimento da parte degli utenti (insufficiente, sufficiente, medio, alto) sulla flessibilità dell'intervento

Gli strumenti: la selezione e la formazione.
Il ruolo del/della baby sitter, figura cerniera tra reti formali e reti informali, è chiamato a svolgere un’attività complessa che non può essere improvvisata. Questa figura, entrando in contatto con delicati equilibri relazionali ed emotivi si caratterizza, oltre che per le risposte a i bisogni primari dei bambini, come organizzatore del contesto e come mediatore delle relazioni dei bambini con il contesto (spazio, oggetti, adulti, altri bamibi). Competenze che oltre a non poter essere improvvisate presuppongono un livello molto alto di motivazione e una predisposizione


attitudinale. Si tratta di mettere a fuoco non figure professionali in senso stretto, ma figure adulte che, con attenzione “professionale”, in collaborazione con le famiglie, garantiscano ai bambini cura,
educazione e benessere. E’ da considerare che la figura di baby sitter non è la riduzione in scala dell’educatrice o dell’insegnante che opera nei servizi educativi essendo il setting lavorativo assai diverso. Tuttavia, data la delicatezza della funzione esercitata, il percorso formativo non può essere aperto a chiunque. Appare importante individuare un sistema di filtro attraverso una selezione mirata volta ad indagare:
· le esperienze personali e professionali,
· le esperienze educative;
· le aspettative la disponibilità e le proposte nei confronti del percorso formativo e dell’attività di baby sitter.
La valutazione si concentra su:
· affidabilità personale come correttezza, puntualità, attendibilità professionale;
· autonomia ed autostima;
· capacità di entrare in relazione e di comunicare in maniera efficace e contestuale;
· atteggiamento di ascolto nell’interazione con i bambini e i genitori per costruire un coorientamento alle esigenze evolutive dei bambini,
· capacità di elaborazione e flessibilità e di messa a punto di strategie educative in situazioni variabili,
· capacità di gestire il rapporto con il cliente.

Tali skills, dovrebbero essere ricercati e indagati attraverso test attitudinali. Proponiamo che la selezione venga condotta da psicologi, sociologi e pedagogisti del Comune di Roma. Criterio questo che, oltre a delinearsi come modalità operativa che punta all’economicità, evitando gare pubbliche con conseguenziale aumento dei costi, promuove la professionalità delle risorse interne del Comune di Roma. Adottare per la selezione le tecniche più avanzate di reclutamento delle risorse umane, contribuisce a dare una immagine dell’Amministrazione più rispondente ai criteri di trasparenza e scientificità. Tuttavia, qualora in tal senso sussistessero difficoltà, si può optare per il colloquio.


Requisiti per l’accesso alla selezione:
La domanda di ammissione al percorso formativo è aperto alle persone maggiorenni che non abbiano riportato condanne penali e che presentino un curriculum. dettagliato.

Il percorso formativo
La finalità generale è la sensibilizzazione sui temi dell’educazione, dell’infanzia e della famiglia.
Si individuano, a grandi linee, le seguenti aree tematiche:
Area comunicazione
Area sociopsicopedagogica
Area igienico – sanitaria
Area legislativa.
Tirocinio presso i servizi educativi

Mi rendo disponibile, qualora l’impostazione del progetto risultasse in sintonia con i principi guida dell’Assessore Laura Marsilio, a continuare il lavoro iniziato affrontando in maniera dettagliata gli argomenti e le modalità di realizzazione dei moduli formativi, a delineare un cronoprogramma e a definire l’aspetto costi, che è uno dei punti di forza del progetto. Puntare sulle risorse interne del Comune di Roma ha la doppia valenza di economicità e di valorizzazione del capitale intellettuale interno all’Amministrazione e si snoda come un rilancio dell’immagine del dipendente capitolino.



Sunday, September 28, 2008

Lo scenario e la mission: integrare per innovare. Dal “Comune” alla “Comunità” di cittadini soddisfatti



Oh Comune delle mie brame,
che fine fa la mia domanda nel reame?
Sarà una mosca nella tela del ragno
o sarà difesa e interconnessa nel regno?
Sarò suddito o protagonista?
E l'organizzazione sarà progettista?
Ancora una volta rimando e comunitando vò...questa volta è al Progetto Super
Faccio parte del Gruppo 5 e quello che segue è il mio contributo al "Progetto Protocollo Decentrato" coordinato dal Dott Vitaliano Taccioli, conduttore trainante modello coaching, assolutamente da ricordare.
Che questo sia il "secolo della rete" è sotto gli occhi di tutti e la sfida per una PA capace di futuro è nell’alimentare la consapevolezza delle straordinarie e rivoluzionarie potenzialità di una società basata sulle relazioni e sulla conoscenza. Assistiamo al delinearsi di una nuova società, la Società dell’Informazione nella quale l’ICT diventa strumento strategico ed essenziale per migliorare la qualità della vita ed i servizi ai cittadini. L’incontro tra tecnologie informatiche e lo sviluppo di quelle dell’Informazione e della Comunicazione (ICT - Information – Tecnnology - Communication ) rappresenta un momento di grande trasformazione per il sistema economico e sociale. La pubblica amministrazione è al centro di un processo continuo di adeguamento, rivisitazione. Il fiume dell’innovazione scorre alimentato da numerosi affluenti che vi immettono le esigenze competitive delle imprese, la domanda pressante dei cittadini di servizi sempre più personalizzati nei contenuti e nei tempi di risposta, i cambiamenti demografici con la loro babele di lingue. Sono sfide che la P.A. deve cogliere. Occorre un cambiamento profondo che re-ingegnerizzi i processi per trasformare la PA da “elefante burocratico” ad organizzazione leggera, amica, capace di accompagnare cittadini e imprese nella realizzazione dei propri obiettivi. Che Il cittadino e l’impresa siano sfiduciati verso la complessa articolazione del sistema delle pubbliche amministrazioni è un dato che non si può più eludere o misconoscere. I cittadini vogliono sentirsi centrali e riconoscono alle amministrazioni il compito di garantire l’accessibilità ai servizi, la tutela dei diritti primari, l’impegno per una effettiva libertà economica. Chiedono efficienza, economicità, trasparenza, efficacia. Chiedono a chi porta la responsabilità politica ed operativa di far si che il sistema comunichi al suo interno e non sia una successione di scatole chiuse, fatta di “monadi” isolate e autocelebrative. Per dare risposte adeguate occorre un vero e proprio salto di paradigma, un’innovazione di Sistema fondata su tre pilastri portanti:

1) la ridefinizione dei processi organizzativi e gestionali
2) un’innovazione tecnologica in grado di sostenere il processo di reingegnerizzazione
3) la formazione di un capitale umano capace di attuarla e di trasformarla in fattore decisivo di sostenibile crescita economica, di sviluppo e di coesione sociale.
Tre pilastri il cui filo conduttore è la ricerca di una PA di qualità che funzioni meglio e costi meno. Le parole chiave:
1) Qualità delle risorse umane e loro formazione: la qualità della PA si misura dalla qualità delle persone che in essa e per essa lavorano;
2) qualità dell’innovazione tecnologica perché le nuove tecnologie sono il fattore chiave per l’efficienza e per rendere possibili nuovi e migliori modelli organizzativi.
3) qualità della misurazione: perché una PA orientata ai risultati deve affinare e condividere i propri indicatori, promuovere confronti, porsi obiettivi misurabili;
4) qualità delle norme perché una PA effettivamente orientata ai cittadini deve perseguire la semplificazione;
5) qualità della comunicazione perché essere informati è un diritto dei cittadini e la comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve essere strumento per “costruire relazioni”;
6) qualità nei servizi per pubbliche amministrazioni “veloci e vicine” che valutino la soddisfazione degli utenti e che siano accessibili a tutti, soprattutto alle fasce deboli.

In questo scenario di sfide e opportunità, traguardo desiderabile è raggiungere un effettivo miglioramento della qualità della PA, ridisegnando i servizi che offre attorno ai clienti e non, come spesso accade nelle burocrazie, a misura degli uffici che li erogano. Conditio sine qua non per dar corpo a queste imprese, nel senso letterale del termine, cioè di capacità imprenditoriale di trasformazione del reale, è la diffusione della cultura della condivisione dei servizi e delle strutture. Si tratta di una prospettiva innovativa che però richiede un decisivo cambio di mentalità: integrare i processi di servizio superando la tradizionale frammentazione e le barriere interne all’amministrazione.In quest’ottica e in linea con il piano europeo di e-government, con la piena consapevolezza che il processo ormai qualificante per le politiche pubbliche è la realizzazione della governance democratica nasce il progetto “protocollo decentrato”. Il progetto raccoglie la sfida di realizzare l’interoperabilità e la piena collaborazione fra le amministrazioni per ridurre i tempi e semplificare le procedure, sfruttando le tecnologie di collaborazione ed integrazione dei processi e la condivisione degli archivi e delle informazioni.

Il Protocollo Decentrato per muoversi verso l’ empowerment istituzionale

In coerenza con le indicazioni fornite dall’OCSE, il progetto propone un approccio all’innovazione basato sull’empowerment istituzionale. Anziché produrre continui interventi normativi e investire somme per “comprare” un cambiamento, che sono le prassi abituali della PA tradizionale, investe in “gestione strategica” dell’esistente. Lavora in ottica di problem solving andando ad intervenire sui nodi organizzativi. Partendo dall’analisi delle criticità si propone di attivare soluzioni creative a costi contenuti.
Le criticità
Quando si parla di nodi da sciogliere o barriere da abbattere viene subito in mente il “digital divide” che discende dalla constatazione che non tutti sono in grado di utilizzare le forme di comunicazione più strettamente legate all’uso del computer. Nella elaborazione delle politiche per l’e-government bisogna quindi accertarsi che tutti siano messi in grado di utilizzare quanto viene offerto, il che richiede di usare la più ampia varietà delle forme di comunicazione, che peraltro la tecnica ci offre con abbondanza. C’è però un secondo tipo di barriere che possono nascere, e l’esperienza ci dice che spesso nascono, dal fatto che la Pubblica Amministrazione è ancora per larga parte un insieme di realtà distinte e spesso scorrelate tra loro. Ne deriva una pluralità di progetti ognuno dei quali è modellato sulla realtà “attuale” dell’amministrazione che lo realizza e soprattutto produce servizi erogati in strutture spazialmente separate. Questo ha come risultato che invece di far muovere le informazioni si fanno muovere i cittadini vincolandoli agli orari di apertura degli sportelli. Inoltre si ha una inefficace moltiplicazione degli sforzi e delle risorse allocate per raggiungere gli obiettivi che ci si propone.
Le soluzioniIl progetto prevede di coordinare tra loro le diverse amministrazioni in modo che, con una opportuna integrazione tra le varie procedure amministrative, si possa arrivare ad un “sistema a rete” che permetta al cittadino di entrare in contatto con esso per la richiesta di qualsiasi servizio attraverso la struttura a lui più vicina. Questo lavoro è finalizzato all’attivazione dello “sportello unico” attraverso l’accorpamento dell’URP, dell’Ufficio archivio e protocollo. Tale sportello unico, dovrà erogare servizi integrati di sportello: cioè realizzare le condizioni per cui il cittadino e l’impresa possano interagire con il Comune e con le aziende collegate attraverso un solo interlocutore, un front-office unico, in grado di dare soddisfazione alle richieste, sia direttamente, face-to-face, sia per via telematica. L’intento è la creazione di un “front office” che consenta l’erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese su più canali d’accesso, sia fisici che virtuali, in modo tale che l’utente possa scegliere la modalità per usufruirne. Questo “front-office” viene realizzato con criteri idonei a consentirne la riusabilità, a permettere di valutare la soddisfazione dell’utenza e, soprattutto, a dare all’utenza la percezione che esso sia realmente “unico”. In che modo? Attraverso lo sviluppo e la gestione di un sistema di comunicazione interna che consente di gestire in maniera integrata il flusso documentale in maniera da adeguare l’URP al ruolo previsto dalla Legge 150/2000: un URP non più solo sportello informativo e primo smistamento, ma back-office, regia e centro vitale dello sportello unico, condizioni necessarie per il funzionamento del front office. URP che effettua analisi dell’utenza, rilevazione dei bisogni, monitoraggio della customer satisfaction e della qualità dei servizi, progettazione d’interventi e iniziative di comunicazione di pubblica utilità. Appare evidente che proponiamo un salto concettuale, ovvero lo spostamento del focus da un approccio per funzioni a uno per processi. Lo scopo è mirare alla gestione di un numero maggiore di aree di attività. L’organizzazione per processi fa sì che ogni applicazione agisca in modo trasversale rispetto alle singole funzioni e che le automatizzi in modo integrato. L’accesso ai servizi sarà possibile attraverso l’identificazione dell’utente con mezzi adeguati al livello del servizio richiesto, a partire dal semplice binomio “Nome utente – password” (credenziali deboli) per arrivare alla Carta di Identità Elettronica (C.I.E.), ai Certificati digitali o alla Firma digitale (credenziali forti). Il progetto, in linea con lo slogan portante della Regione Lazio, “regione di tutti, nessuno escluso”, intende curare il problema della accessibilità per garantire che tutti i cittadini possano usufruire dei servizi offerti, promovendo tecnologie che tengano conto delle notevoli differenze in termini di cultura, formazione, capacità, risorse materiali e limitazioni fisiche degli utenti. Per questo si prevede di utilizzare:
· la rete Internet, veicolo privilegiato di tutti coloro che possiedono un computer proprio o che possono utilizzare punti di contatto sia nelle sedi comunali che in altre strutture;
· informazione ai cittadini su eventi di loro interesse attraverso l’invio di SMS sui cellulari;
· Call center e sportelli fisici per tutti quelli che non dispongono dei mezzi tecnici necessari o che non sanno, o non vogliono, impadronirsi di tecniche nuove.
Il sistema offrirà canali di comunicazione bidirezionale per permettere ai cittadini non solo di usufruire dei servizi offerti ma anche di poter esprimere un gradimento sui tempi e modi delle risposte ottenute, e più in generale di poter formulare proposte e suggerimenti.

La PA: generatore di valore
La legge 150/2000 sulle attività di informazione e di comunicazione nella PA ricorda che le pubbliche amministrazioni devono attuare, “mediante l’ascolto dei cittadini e la comunicazione interna, i processi di verifica della qualità dei servizi e di gradimento degli stessi da parte degli utenti. In questa logica il cittadino diventa un “cliente” da soddisfare, un referente da ascoltare e assistere in ogni sua richiesta”. La comunicazione diventa attività centrale dell’azione di governo poiché, grazie ad essa, si passa da una situazione in cui si parla poco e in modo generico con tutti ad un’altra in cui si comunica in modo diretto e mirato con ciascuno e, soprattutto si attuano nuove politiche dell’ascolto


La PA non è semplicemente il garante dell’osservazione della norma, non è l’utilizzatore efficiente ed economico delle risorse, ma è soprattutto generatore di valore . Per i cittadini attraverso la progettazione di servizi eccellenti, per le proprie risorse professionali, attraverso la progettazione di “sviluppo risorse umane” altrettanto eccellenti. (ELEA)

La leva strategica: il welfare della conoscenza

La differenza fra un sistema eccellente e gli altri non sta nell’avere persone diverse, ma nel trattare le persone in modo diverso: richiedendo professionalità, ma fornendo ausili concreti per farle crescere.


La chiave dello sviluppo e del miglioramento dei servizi, la vera leva competitiva, il vero strumento di empowerment del sistema, si è spostata verso le risorse umane qualificate, le conoscenze scientifiche , le capacità professionali ad ogni livello. Saperi all’opera. (vedi Progetto Orchestra del Comune di Roma)

La formazione nella PA:

Ieri:
Strumento di adeguamento normativo


Oggi:


Strumenro di accompagnamento del
Cambiamento


Cambiamento verso:

Cultura tecnologica diffusa;
Cultura europea;
Cultura della razionalizzazione e semplificazione (Miglioramento dei processi);
Cultura dei progetti e della imprenditorialità interna (Project Management);
Cultura del risultato e della valorizzazione delle risorse umane (Formazione Manageriale);
Cultura della comunicazione e della qualità “interattiva” (Skill di comunicazione interpersonale);
Cultura del consenso, non passivo ma attivo, verso i processi di cambiamento (Change Management);
Cultura della RETE – networking attraverso l’apprendimento /lavoro collaborativo e l’uso del Web;
Cultura dello sviluppo del territorio – marketing territoriale.


L’innovazione, ovvero la spinta al cambiamento nell’era digitale interessa tanto il prodotto quanto il processo. La dimensione cognitiva del lavoro, la conoscenza e la sua condivisione diventano così centrali nella produzione di valore. Risulta necessario operare scelte tecnologiche e normative tali da non precludere futuro. Per questo sono cruciali la promozione e la tutela dei lavoratori della conoscenza, così come la creazione di condizioni meritocratiche e non assistenziali al fine di trattenere i nostri migliori talenti e, magari di attrarre quelli degli altri. Occorre definire in modo partecipato un Welfare per la Conoscenza attraverso un patto con le nuove generazioni di lavoratori cognitivi.

Nello specifico, il nostro progetto, mira ad essere il linea con le esigenze dei sistemi avanzati di e-governement. Le normative nazionali ed europee in materia di innovazione tecnologica (dpr 445/2000, direttiva europea sulla firma digitale, oltre allo studio dell’UE sui requisiti funzionali per la gestione informatica dei documenti) e le recenti direttive sul governo sullo stesso tema impongono una rapida trasformazione nella gestione degli archivi e dei sistemi documentari. Accanto alla necessaria dotazione di una serie di strumenti per la gestione elettronica dei flussi documentali, per la riorganizzazione dei servizi che tenga conto delle potenzialità di condivisione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, snodo nevralgico è la crescente esigenza di fornire formazione qualificata e specialistica o per meglio dire pluri-specialistica al personale coinvolto nel processo, a partire dalle funzioni dirigenziali per finire all’addestramento dell’operatore di front office. L’obiettivo è il trasferimento di competenze pluri-specialistiche complesse che consentano di affrontare il processo di innovazione organizzativa e tecnologica che il progetto si propone di mettere in campo.
I moduli formativi avranno la finalità di fornire competenze in merito a:
1) Il prodotto:
Sviluppo di conoscenze giuridiche, informatiche, organizzative per la corretta gestione del ciclo di vita dei documenti cartacei ed elettronici, con particolare riferimento all’organizzazione di servizi per la gestione informatica e conservazione di archivi digitali.
2) Il processo:
- Innovazione organizzativa (metodologie e tecniche di Project Management):
- Gestione del cambiamento (Change Management);
- Sviluppo e gestione di politiche della qualità, dell’efficienza e dell’efficacia (TQM);
- Sviluppo delle attitudini e delle competenze per la gestione dei processi nell’ambito delle reti;
- Trasmissione e diffusione delle competenze acquisite durante il percorso formativo attraverso una metodologia e una comunicazione efficace (Comunicazione Circolare).
L’ultimo modulo si pone l’obiettivo di far acquisire ai partecipanti le tecniche di comunicazione efficace per trasferire e diffondere nelle proprie Amministrazioni il bagaglio di conoscenze acquisite.. Si esamineranno i vari metodi didattici ( la formazione in aula e l’e-learning, la formazione-intervento, il metodo dei casi, il role.playing, il project work ecc.). Lo scopo è permettere una circolazione virtuosa dei saperi e una contaminazione..
Poichè, in estrema sintesi, l’obiettivo finale del progetto è la costituzione di un URP punto di eccellenza dei diritti di partecipazione, che funzioni come Sistema Informativo Integrato, che avrà lo slogan: “Il cittadino chiede e la risposta è S.I.I,”, particolare cura sarà rivolta, accanto alla formazione manageriale, . alla formazione dell’operatore URP di “seconda generazione”.
I funzionari e i dirigenti, preposti alla contaminazione, ovvero alla diffusione delle metodologie apprese nei moduli su esposti, provvederanno a loro volta, a cascata, a farsi formatori e diffusori di nuove competenze per il personale URP. Le nuove unità che andranno ad integrare il personale URP esistente, saranno selezionate attraverso un processo articolato (valutazione dei titoli, somministrazione di un test tecnico, somministrazione di un test di personalità, colloquio di gruppo, colloquio individuale, role playing) allo scopo di individuare:
· la capacità di autoorganizzazione;
· le attitudini propositive e al problem solving, allo scopo di migliorare il servizio;
· l’orientamento al rapporto con il pubblico;
· la capacità di lavoro in gruppo;
· le conoscenze dei processi, aiutati da una banca dati aggiornata e friendly con l’utente/cliente;.

Poiché l’Urp di seconda generazione è essenzialmente un Sistema di Ascolto, particolare cura sarà rivolta, oltre all’aspetto normativo e a quello organizzativo-strutturale, all’aspetto socio-psicologico, in quanto il personale dell’ufficio è essenzialmente di front office, sia verso il cittadino che verso i colleghi. I contenuti della formazione:
· Comunicazione istituzionale e diritto all’Informazione;
· Legislazione e modelli innovativi di comunicazione;
· Organizzazione dell’Ente Locale;
· Strumenti e tecniche di gestione dei flussi documentali in un S:I:I:
· Basi di informatica ed uso avanzato di Internet.

Fattore di successo del percorso formativo sarà la realizzazione di un clima di scambio nella logica del confronto e di forte collaborazione, attraverso azioni di benchmarking, rivolte ad evidenziare e a promuovere best practsices. Il metodo proposto si rivolgerà ai partecipanti non più come ad allievi di aula tradizionale, ma come partner di un processo di apprendimento e di realizzazione di uno specifico e riutilizzabile project work.

Obiettivi SMART per un Protocollo SUPER
“Chiunque affronti un progetto pensa a trasformare situazioni esistenti in situazioni desiderate” (Loris Malaguzzi)..
Soddisfare le aspettative degli stakeolder non è mai facile. Lo scopo di ogni progetto, compreso quello del nostro project work, che il programma Super ci permette di mettere in campo, è quello di verificare di aver compreso le loro necessità, di offrire una serie di requisiti in grado di soddisfare tali esigenze e più aspettative possibili entro i tempi desiderati.
Il Project Management Institute (PMI), http://www.pmi.org/, definisce un progetto e il lavoro in team come “ combinazione di uomini, risorse e fattori organizzativi, riuniti temporaneamente per raggiungere obiettivi unici, definiti e con vincoli di tempo, costi, qualità e con risorse limitate”.
Il Project Manager sa che i risultati ottenibili devono soddisfare il cosiddetto test SMART e quindi essere:

· Specifici, descritti e definiti con chiarezza;
· Misurabili, con mezzi chiaramente definiti;
· Arrivabili, ossia raggiungibili con le capacità disponibili nell’ambiente attuale;
· Realistici, ossia raggiungibili con la conoscenza corrente e privi di grossi rischi oincognite;
· Temporabilizzabili, vale a dire limitati bel tempo da una data di completamento definita da esigenze reali e conosciute.

Il Project Manager sa che i suoi sforzi devono tendere a:


· “descrivere e dare una visione realistica del progetto durante tutto il ciclo di vita
· responsabilizzare tutti gli attori coinvolti su obiettivi specifici e sulle problematiche in gioco
· anticipare ed evidenziare situazioni critiche, proponendo soluzioni valide alternative in modo tempestivo
· tracciare un quadro revisionale dell’evoluzione futura del progetto
· promuovere normativa comune a tutti gli attori coinvolti
· fornire al Top Management aziendale tutti gli elementi per una efficace attività decisionale e di governo del progetto “(Matteo Coscia -Proiectize)




Come non citare Matteo Coscia che è stato un mio maestro al Master in Comunicazione Interattiva e di Rete - Funzione Pubblica? Il management è cosa assai complessa, ma quello che conta è essere consapevoli che “non è perché le cose sono difficili che non osiamo: ma sono difficili perché non osiamo”. (Seneca)

Monday, July 14, 2008

Ma il gioco vale la candela?

Nella foto una bambina dipinge con uno spazzolino da denti. Se ci si mette in gioco si può dipingere anche senza pennello!!!
La Ludoteca nelle Politiche di Promozione della Famiglia e dell’Infanzia: costruire un servizio di qualità e monitorarlo.

Servizi di nuova e vecchia istituzione per bambini e adolescenti, servizi innovativi e da innovare : la riflessione è mossa dall’esigenza di fornire indicazioni che aiutino a definire un modello di qualità del servizio e a monitorarlo, attraverso un percorso di formazione e sperimentazione.

Pensiamo ad un’immagine di bambino possibile, riconosciuto nei suoi specifici e indifferibili diritti:
1)il diritto al movimento (in una società in cui gli spazi si fanno sempre più ristretti ed invivibili e sempre meno a misura di bambino);
2)il diritto alla socialità(in una società che valorizza atteggiamenti di individualismo/competitività rispetto a quelli di altruismo/cooperazione);
3)il diritto alla conoscenza autonoma e attiva (in una società che, invece, obbliga al conformismo e all’omologazione di pensiero);
4)il diritto alla creatività (in una società che induce a forme di sapere stereotipato e banale).
E’ in funzione di questa immagine di bambino possibile, da costruire sulle tante immagini di bambini reali, storici concreti che occorre allora attivamente impegnarsi, sul piano pedagogico, culturale, sociale, politico. Il riconoscimento del diritto del bambino a strutturare la propria identità ed ad affermare la propria autonomia intellettuale e sociale si salda e si intreccia con l’impegno che a garantire spazi, tempi e relazioni per una formazione piena ed integrata fin dalla primissima infanzia.
E’ in questa cornice che il Dipartimento XVI si impegna a costruire un servizio ludoteca di qualità e monitorarlo, con la motivazione di promuovere la qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie attraverso la valorizzazione di spazi studiati per favorire il benessere dei bambini attraverso il gioco, la socializzazione, la libera espressione.
Quale ludoteca?
"L’uomo non smette di giocare perché invecchia,
ma invecchia perché smette di giocare” G.B. Show

La ludoteca rappresenta una risposta alle nuove esigenze del bambino della società tecnologica limitato nella possibilità di godere di un gioco autentico. E’ un luogo dove la creatività dei bambini viene valorizzata e sostenuta grazie ad una progettualità educativa chiara e definita. Promuove la qualità della vita dei bambini (e quindi della famiglia) nella loro interezza, uscendo dall’essere solo “il posto dove sono i giocattoli”, ma configurandosi come “centro per la cultura ludica” dove il prestito e l’uso del giocattolo è solo una delle attività possibili. Oltre alla cura dell’organizzazione dell’ambiente, diventa importante la cura della costruzione di una “relazione di qualità”, non solo fra i bambini, ma anche fra le famiglie. Da un lato l’attenzione si rivolge alla pluralità di iniziative offerte, dall’altro la cura è verso la qualità degli scambi comunicativi fra bambini e bambini, fra bambini e adulti e fra le famiglie in relazione tra loro. Il Dip XVI progetta anche iniziative che
“escono” dalle ludoteche per aprirsi alle occasioni di espressione e incontro nei cortili, nei parchi, nelle piazze, nei condomini ( Piccoli Condomini in Gioco ne è un esempio), organizza iniziative ideate per particolari ricorrenze (il Giorno del Gioco ne è un esempio), ma la ludoteca resta comunque un luogo “punto di riferimento privilegiato” per riconquistare il diritto al “piacere della conoscenza motivata”.
Obiettivi
· Promuovere una cultura ludica educando i bambini e gli adulti alla scelta del giocattolo e del gioco in tutte le sue forme;
· valorizzare la creatività dei bambini nel rispetto delle caratteristiche individuali di ognuno;
· favorire l’integrazione di bambini che vivono situazioni di difficoltà (handicap e disagio sociale);
· favorire le relazioni e le occasioni di scambio e sinergia tra le famiglie nell’ottica di costruire una rete sociale solidale;
· ampliare l’offerta educativa e ludico ricreativa attraverso lo sviluppo di iniziative aperte al contesto sociale e culturale del quartiere.
La Ludoteca, si propone come agenzia formativa, da un lato attenta a valorizzare il significato formativo specifico del gioco e del giocattolo e dall'altro lato aperta a collaborare strettamente con la famiglia, la scuola e gli altri servizi educativi presenti nel territorio.La ludoteca è un servizio che testimonia la consapevolezza da parte dell'Amministrazione Comunale che il gioco è un bisogno e un diritto di tutti gli esseri umani, uno strumento di formazione, di crescita, un mezzo di comunicazione e di incontro tra le varie persone. Oltre a rappresentare un punto di aggregazione e partecipazione fra i bambini/e e tra genitori, la ludoteca permette a bambini e bambine di scegliere autonomamente i giochi con cui identificarsi, fantasticare e costruire, rendendoli protagonisti dell'esperienza ludica. Rappresenta un'occasione ed uno strumento formidabile per riportare il gioco e il giocattolo all'interno di un binario educativo, ad essa (in collaborazione con le altre istituzioni territoriali) spetta il compito di offrire una risposta - istituzionale e sociale insieme - positiva di aiuto/formazione sia ai bambini, sia a tutti coloro che hanno rapporti significativi con essi: genitori, educatori, insegnanti, cittadini. Serve in particolare a:
- liberare il gioco dalle ristrettezze di spazio e di tempo ufficializzando uno spazio e un tempo precisato di gioco e di utilizzo del giocattolo;
- sviluppare un positivo tessuto sociale: non si gioca da soli ma con altri;
- riconoscere per ogni bambino il diritto al gioco. Se esiste un luogo ufficiale nel quale giocare, significa che il gioco rappresenta un'esperienza legittima e riconosciuta, non una pausa ad attività più importanti.
La ludoteca, in sinergia con le linee di indirizzo proposte dal DIP XVI, vuole acquisire un riconoscimento di entità di primaria importanza nel tessuto socioculturale del territorio facendo di essa un punto di riferimento, scambio e promozione di attività polivalenti che abbiano come figura centrale il bambino, nella sua molteplicità di esigenze ludiche e creative. E’ attraverso il gioco che il bambino trae la materia con cui costruire la sua visione del mondo in cui vorrà vivere lanciando un ponte verso il futuro e l’impegno delle politiche familiari è offrire spazi a misura di bambino che siano:
- veri e propri centri culturali;
- osservatori privilegiati della realtà infantile nel territorio;
spazi di ricerca;
- luoghi di solidarietà e di prevenzione del disagio;
- luoghi di socializzazione, di condivisione, di divertimento e di benessere.
Osservatorio e Ludoteca: due “officine di metodo” che si “mettono in gioco” sullo stesso tandem
I risultati attesi sono la costruzione e realizzazione di un Servizio Ludoteca capace di creare un modello didattico dai fondati contrassegni teorici e metodologici, in linea con lo spirito e l’approccio scientifico proposto dall’Osservatorio. L’Osservatorio, riflettore attento di cui il Dipartimento XVI si dota, pensa ad una ludoteca:
- sperimentale, sul versante della ricerca e su quello della permanente revisione scientifica delle proprie ipotesi, delle proprie strategie e dei propri risultati in relazione al confronto costruttivo con la complessità dei propri oggetti;
- aperta, al proprio interno come luogo dei laboratori e all’esterno come luogo ecologicamente integrato alle molteplici “antropologie” dell’ambiente. Costruttivamente interconnessa alle diversificate istituzioni formative del territorio;
- intenzionale e progettuale, in direzione di una valorizzazione delle risorse mentali del bambino e del congruente orientamento verso un organico sviluppo multidimensionale e verso la creativa conquista di una compiuta emancipazione intellettuale, cognitiva, affettiva e sociale.

Le parole chiave del modello didattico proposto:

MODELLO SCIENTIFICO : conoscenza del bambino, intenzionalità, progettualità educativa, stile sperimentale

PROGETTAZIONE CHE PREVEDA LA DEFINIZIONE DI:
- Spazi- angoli e centri di interesse, laboratori
- Tempi – ritmi e riti di interazione
- Relazioni – interconnessione con la famiglia e con l’ambiente
- Gioco – attività libere e attività formalizzate in progetti didattici

OSSERVAZIONE – DOCUMENTAZIONE - VALUTAZIONE

Queste le parole chiave che il Servizio Ludoteca e l’Osservatorio si impegnano a rendere attive per la costruzione e la costante revisione, nell’ottica di un miglioramento continuo, di un servizio efficace sul piano formativo e rispondente alle aspettative dei grandi e piccoli utenti.
In quest’ottica la ludoteca diventa officina di metodo all’interno della quale si allenano l’intelligenza e la fantasia, avendo come finalità questo ideale formativo: conquistare il doppio prestigioso traguardo deweyano dell’imparare a imparare e dell’imparare a creare.
La carta d’identità pedagogica e didattica della ludoteca-officina di metodo segnala cinque segni di riconoscimento di indubbio appeal formativo, un pentagono dei punti/qualità del laboratorio inteso quale contesto di capitalizzazione delle conoscenze.
“(a) Primo punto/qualità. - Ridimensiona la persistente egemonia dell’aula-classe quale unica-banca di conservazione e di erogazione delle conoscenze (forzatamente di tipo trasmissivo-riproduttivo).
(b) Secondo punto/qualità. - Promuove la motivazione (la curiosità) e la partecipazione-attiva (il fare) nella scoperta dei perché e della loro risposta (purchè siano alla loro portata linguistica e logico-interpretativa).
(c) Terzo punto/qualità. - Rispetta gli stili cognitivi della sua utenza favorendo un apprendimento “su-misura”.
(d) Quarto punto/qualità. - Mette le ali ad un’istruzione fondata sulla ricerca: quindi, all’imparare - da soli - a curiosare e a scoprire conoscenze dense di attualità e di problematicità, spesso direttamente verificabili.
(e) Quinto punto/qualità. - Contribuisce a ridurre le difficoltà relazionali e i ritardi cognitivi degli allievi che si trovano, nella vita della classe, ai margini dei processi di socializzazione e di apprendimento.
Qual è la carta d’identità della sua utenza? E’un’utenza attiva, laboriosa, impegnata a slargare il più possibile i propri cieli della conoscenza per potere essere in grado di esplorare altre volte celesti, altri mondi possibili. Sono bambini e adolescenti che assaporano una scoperta dopo l’altra, perché autonomamente scelgono i propri interessi-curiosità-dubbi e i conseguenti itinerari di conoscenza e di creatività. Sanno osservare il variegato mondo che hanno di fronte, ma sanno anche scrutare e sognare orizzonti lontani: oltre la propria siepe leopardiana. Respirano a pieni polmoni il mito e la favola, ma sanno anche pensare e congetturare con la propria testa.”

Sistema ludoteche e offerta formativa proposta dalla Ludoteca “madre” Comunale “il sottomarino giallo” di Via dell’Archeologia n.2° - VIII Municipio

In un’ottica di sistema formativo integrato, interessante è la proposta di Luigi Guerra del sistema di ludoteche, dove una ludoteca “madre” pubblica assicura collegamento e sostegno ad una serie di ludoteche ”figlie”.
Ludoteche periferiche pubbliche
Servizio prestito
Sale gioco
Laboratorio monotematico
Ludoteca “madre” CENTRALE
Servizio prestito
Sale gioco
Laboratori pluri-tematici
Documentazione
Formazione
Ludoteche periferiche private
Servizio prestito
Sale gioco
Laboratorio monotematico (eventuale)
Ludoteche scolastiche
Servizio prestito
Sale gioco
Laboratori didattici
La gestione della ludoteca comunale “madre" (le cui parole "forti", sono la formazione e la documentazione) , affidata a seguito di gara pubblica alla Associazione Bastian Contrario, aderisce allo spirito del Regolamento delle Ludoteche del Comune di Roma perseguendo i seguenti obiettivi:
- la sperimentazione d’esperienze di comunicazione, relazione, socializzazione, nonché d’interazione con l’ambiente;
- lo sviluppo dei vari processi d’apprendimento attraverso il gioco, nel pieno rispetto delle modalità autonome e dei tempi del bambino;
- lo sviluppo della percezione, della sensibilità e l’espressione della creatività dei bambini;
- l’educazione alle regole della convivenza, alla cooperazione, alla tolleranza;
- l’acquisizione dell’autonomia, della libertà di scelta, della libera iniziativa;
- l’instaurarsi di un rapporto di scoperta di libri, giochi e i più attuali strumenti telematici.

I destinatari principali del progetto ludico educativo sono i bambini e gli adolescenti dai 3 ai 14 anni, ma sono da considerare destinatari finali del progetto le famiglie del territorio di riferimento e l’intera comunità territoriale. All’interno della comunità i bambini sono promotori di cultura. Il Dip XVI, si fa a sua volta promotore della voce dei bambini attraverso il Consiglio dei bambini assumendo il bambino come parametro interpretativo e propositivo. Il territorio dell’ VIII Municipio detiene il primato di territorio a più elevata presenza di bambini e ragazzi di età inferiore ai 14 anni dovuto all’incremento di famiglie numerose e all’insediamento di famiglie giovani.
Dato non trascurabile è la presenza di aree acute di disagio quali la bassa scolarizzazione, la carenza di reddito, il disagio psichico, la tossicodipendenza. Accanto ai diversi fattori di esclusione si rintracciano tuttavia risorse civiche quali il volontariato, l’associazionismo, che possono rappresentare preziosi strumenti di emancipazione del disagio sociale e di rilancio della cultura come risorsa collettiva. E’ proprio questo assunto di base che segna il contatto e lo spirito di collaborazione con il Dip XVI e la ludoteca “Il sottomarino giallo”. La ludoteca, in sinergia con le linee di indirizzo proposte dal DIP XVI, vuole acquisire un riconoscimento di entità di primaria importanza nel tessuto socioculturale del territorio facendo di essa un punto di riferimento, scambio e promozione di attività polivalenti che abbiano come figura centrale il bambino, nella sua molteplicità di esigenze ludiche e creative.
Nello specifico la ludoteca “Il sottomarino giallo” è aperta dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 e, in via sperimentale, da quest’anno anche durante il mese di agosto. L’organizzazione degli spazi comprende una sala centrale di circa 100 mq., divisa in aree adatte sia al gioco libero che a quello da tavolo e uno spazio proiezione con videoproiettore e impianto audio centralizzato predisposto per incontri e feste. Sono allestiti spazi-laboratorio per attività creative (falegnameria, pittura, manipolazione e riciclaggio), spazi per la psicomotricità, spazi per la concentrazione quali la biblioteca. Accanto ad una attenta gestione dei tempi e degli spazi appare fondamentale l’aspetto relazionale. A garanzia di efficacia formativa da parte degli operatori utilizzati all’interno della struttura, l’Associazione Bastian Contrario conferma che le metodologie educative impiegate trovano saldi punti di riferimento nell’esperienza dei percorsi formativi attuati attraverso i corsi di formazione professionale per Educatore Ludotecario, Educatore Giocattolaio del legno e per Educatore musicale. Queste tre figure sono state create dall’Associazione Bastian Contrario attraverso corsi riconosciuti e finanziati dalla Regione Lazio e dal Fondo Sociale Europeo. Centrale è la volontà e le capacità di attivare in modo flessibile competenze ed abilità trasversali riguardanti sia il gioco in senso classico che le attività ludico espressive e psicomotorie, nonché le proprie capacità relazionali. Abilità che vengono attivate non solo nel lavoro a diretto contatto con il bambino, ma anche nel coinvolgimento delle famiglie e nelle attività di scambio con le risorse territoriali. L’intento, il percorso comune tra il Dipartimento XVI e la ludoteca in oggetto è costruire e farsi promotori di eventi che lascino segni tangibili, che recuperino tradizioni di gioco, che mirino a ripristinare le opportunità di gioco negato e a riqualificare il territorio.